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Lucia Valenzi » 16.La crisi del sistema di Bretton Woods e la globalizzazione


Sistemi monetari internazionali

Le regole monetarie internazionali stabiliscono il tipo di riserve delle banche centrali: il Gold Standard prevede solo riserve in oro, il Gold Exchange Standard prevede anche riserve in valuta pregiata.

Si stabilisce anche la natura dei cambi. Nel sistema a cambi fissi le banche centrali si impegnano a controllare i rapporti tra le monete per evitare oscillazioni: in questo caso la politica prevale sull’economia. Nel sistema a cambi flessibili è il mercato che decide in base al rapporto domanda – offerta.

Dollaro fronte retro con l’effigie di J.F.Kennedy. Fonte: Wikipedia.

Dollaro fronte retro con l'effigie di J.F.Kennedy. Fonte: Wikipedia.


Gli Accordi di Bretton Woods

Gli accordi di Bretton Woods del 1944 hanno permesso e garantito un periodo piuttosto lungo di prosperità economica nel dopoguerra. Gli accordi si inquadrano nell’ambito di una visione fordista – keynesiana dell’economia: lo Stato regola senza stravolgere. Si stabilisce la convertibilità del dollaro direttamente in oro (35 dollari per un’oncia d’oro) e quindi un sistema di scambi internazionali basato sul dollaro e non soltanto sull’oro.

L’Albergo Mount Washington di Bretton Woods (New Hampshire) dove si svolse la conferenza nel 1944. Fonte: Wikipedia.

L'Albergo Mount Washington di Bretton Woods (New Hampshire) dove si svolse la conferenza nel 1944. Fonte: Wikipedia.


Banca Mondiale, FMI, WTO

A Bretton Woods vengono create anche nuove istituzioni monetarie internazionali. Il Fondo Monetario Internazionale ha il compito di garantire la stabilità dei cambi. La Banca mondiale deve organizzare sistemi di credito e intervenire nei paesi in difficoltà. Invece di recente creazione è World Trade Organization per la liberalizzazione degli scambi commerciali.

In grigio i paesi non aderenti al WTO. Fonte: Wikipedia.

In grigio i paesi non aderenti al WTO. Fonte: Wikipedia.


Piano Marshall e età dell’oro

Dopo la guerra proprio i paesi vinti (Germania, Giappone e anche Italia) hanno avuto uno sviluppo straordinario. L’apparato produttivo è stato colpito, ma non in maniera catastrofica, per cui è stato rimesso in moto senza sforzi estremi. Fondamentale per l’Europa occidentale, e l’Italia in particolare, la politica di aiuti americana del Piano Marshall. Nel 1948 negli Usa le riserve auree erano il 70% delle riserve auree mondiali.

La Fiat 500 simbolo del boom economico italiano. Fonte: Wikipedia.

La Fiat 500 simbolo del boom economico italiano. Fonte: Wikipedia.

Aumento medio annuale del Prodotto nazionale pro capite dal 1950 al 1973

Aumento medio annuale del Prodotto nazionale pro capite dal 1950 al 1973


Costruzione dell’Europa

Sull’onda della grande crescita economica del dopoguerra si colloca la fondazione delle istituzioni europee. Prima la Ceca, la CEE e poi il Mec creano una unità europea dal punto di vista economico.

L’unità politica mai pienamente realizzata avviene a tappe. Durante un travagliato percorso di conferenze politiche e referendum negli Stati europei (nel 1992 gli accordi di Maastricht, nel 2007 il trattato di Lisbona), viene creata la moneta unica, in una prima fase del tutto virtuale. Nel 2002 l’Euro diventa moneta reale.

La foto dei capi di Stato a Lisbona. Fonte: Wikipedia.

La foto dei capi di Stato a Lisbona. Fonte: Wikipedia.


Eurodollari e petrodollari

Negli anni Settanta iniziano processi di globalizzazione dell’economia e di una nuova divisione internazionale del lavoro. Potentissime imprese multinazionali dominano l’economia mondiale e utilizzano prevalentemente il dollaro.

La quantità di dollari fuori dal controllo della Federal Reserve Bank usati nelle transazioni europee (eurodollari) e quelli riciclati e investiti dai produttori di petrolio (petrodollari) cresce enormemente (da 14 miliardi nel 1964 a 160 nel 1973 e a 500 miliardi nel 1978).

La sede della Federal Reserve Bank a Washington. Fonte: Wikipedia.

La sede della Federal Reserve Bank a Washington. Fonte: Wikipedia.


Fine del sistema di Bretton Woods

Nel 1971 il Presidente degli Stati Uniti Nixon annuncia la fine della convertibilità del dollaro, perchè l’oro di cui dispongono gli Usa diventa insufficiente di fronte alla grande massa di dollari che circolano nel mondo e la banca centrale americana non può più controllare questo circolante con le sue riserve. Il sistema di Bretton Woods è ormai in crisi. I governi si vedono sopraffatti dal mercato, in balia della speculazione finanziaria. La sovranità del mercato finisce con l’aumentare enormemente il gap, il divario tra paesi ricchi e paesi poveri.

Henry Kissinger discute con il Presidente Nixon, Gerald Ford e Alexander Haig nel 1973. Fonte: Wikipedia.

Henry Kissinger discute con il Presidente Nixon, Gerald Ford e Alexander Haig nel 1973. Fonte: Wikipedia.


Crisi petrolifera del 1973

Nel 1973 interviene la crisi petrolifera. Viene aumentato il prezzo del petrolio da parte dell’Organizzazione dei paesi produttori di greggio (OPEC). È però l’unica volta che si assiste ad un aumento definito politicamente, in quanto emiri arabi e altri produttori investono abitualmente nelle borse occidentali e non sono quindi interessati a turbamenti dell’economia occidentale.

La crisi apre tanti problemi nuovi anche dal punto di vista culturale, con il successo di una nuova coscienza ecologista e la ricerca di soluzioni alternative al petrolio.

Buoni di benzina statunitensi emessi a seguito della crisi del ‘73. Fonte: Wikipedia.

Buoni di benzina statunitensi emessi a seguito della crisi del '73. Fonte: Wikipedia.


Off-shore

Nello stesso periodo si moltiplica il fenomeno degli Off-shore, paradisi fiscali con una tassazione ridotta o addirittura inesistente. Si possono definire così i paesi in cui si spostano i capitali, per trovarvi una tassazione inferiore almeno del 30% a quella del paese di origine. Non mancano nell’uso spregiudicato di questi metodi aspetti illegali.

Localizzazione a Sud di Cuba delle isole Cayman. Fonte: Wikipedia.

Localizzazione a Sud di Cuba delle isole Cayman. Fonte: Wikipedia.


La politica economica di Reagan

Tentativi di controllo anticrisi vengono effettuati per un certo periodo dalla banca governativa americana, con operazioni di espansione o restringimento dell’economia, cioè interventi inflattivi o deflattivi. Il presidente americano Reagan insiste su una politica liberista. Nel 1981 decide di aumentare l’indebitamento americano svalutando il dollaro; si tratta di un’operazione aggressiva, che permette un rilancio dell’economia americana verso l’esterno e provoca tensioni.

Ronald Reagan e Arnold Schwarzenegger alla Convenzione Repubblicana del 1984 a Dallas. Fonte: Wikipedia.

Ronald Reagan e Arnold Schwarzenegger alla Convenzione Repubblicana del 1984 a Dallas. Fonte: Wikipedia.


La riduzione del welfare

Negli anni Ottanta vengono ridotti gli interventi di welfare. Il primo esempio è la politica della Tachter in Inghilterra che riduce le protezioni di tipo sociale. Quasi dovunque aumenta la flessibilità e la precarietà a causa della concorrenza del lavoro mal retribuito dei paesi emergenti. L’invecchiamento della popolazione, dovuta alla diminuzione della crescita demografica nei paesi ricchi, mette in crisi le politiche di previdenza sociale.

Margaret Tachter e Ronald Reagan nel 1986 a Camp David. Fonte: Wikipedia.

Margaret Tachter e Ronald Reagan nel 1986 a Camp David. Fonte: Wikipedia.


Le nuove tecnologie

Le ICT, le innovazioni tecnologiche dovute all’informatica e alla telematica, ma anche altre innovazioni come l’uso dei containers nei trasporti, hanno agevolato la globalizzazione dell’economia. La crescita ha però creato molte illusioni. Nel 2000 il PIL mondiale è ben sette volte quello del 1950, ma i problemi attuali hanno portato a ragionare sulla negatività dell’eccesso di sviluppo. Alcuni propongono un rallentamento o addirittura una “decrescita”.

Slogan della “decrescita” scritto in piazza della Bastiglia a Parigi. Fonte: Wikipedia.

Slogan della “decrescita” scritto in piazza della Bastiglia a Parigi. Fonte: Wikipedia.


I paesi emergenti

Avviene una forte differenziazione tra i paesi che sono stati definiti in passato “in via di sviluppo”. I casi più noti sono quelli della Cina e dell’India (quest’ultima ha uno sviluppo molto significativo in settori altamente qualificati). Ma anche il Vietnam e il Brasile hanno una crescita molto alta (rispettivamente l’8,4% e il 6%). Anche molti paesi africani crescono del 5% l’anno e la Cina investe grandi capitali in Africa. Nonostante le scelte neoliberiste il protezionismo non è mai scomparso da alcuni settori. Ad esempio, mentre tradizionalmente era funzionale all’industria, oggi è forte per l’agricoltura europea, che viene molto protetta a scapito di quella degli altri paesi.

PIL nominale nel 2008. Fonte: Wikipedia.

PIL nominale nel 2008. Fonte: Wikipedia.


Globale e glocale

Si creano rapporti molto stretti tra le aziende di tutto il mondo anche con il fenomeno della delocalizzazione. Le aziende si spostano nei paesi meno forti economicamente, sfruttandone la mano d’opera a basso costo. La sperequazione tra i paesi porta ad una forte pressione di migranti verso i paesi occidentali. Tutto ciò mette in crisi il sistema degli Stati, inclusi G8 e G20. Paradossalmente la globalizzazione produce nuove forme di particolarismo locale, la glocalizzazione.

Tasso di inflazione nel mondo nel 2007. Fonte: Wikipedia.

Tasso di inflazione nel mondo nel 2007. Fonte: Wikipedia.


Ultima crisi economica

L’economia statunitense vede oggi una forte penetrazione del capitalismo cinese e la sua crescita notevolmente rallentata. Nello stesso tempo è andato in crisi un sistema generalizzato di eccesso di indebitamento, alla base della crisi economica mondiale del 2007, combinato a prodotti finanziari di cattiva qualità, come i mutui subprime.

Pubblicità di un mutuo subprime. Fonte: Wikipedia.

Pubblicità di un mutuo subprime. Fonte: Wikipedia.


I materiali di supporto della lezione

Federico Rampini, L' Impero di Cindia. Cina, India e dintorni, Milano, Mondadori, 2007.

Amartya Sen, Globalizzazione e libertà, Milano Mondadori 2003.

Federico Chabod, Storia dell'idea d'Europa, Bari Laterza 1999.

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