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Matteo Pizzigallo » 11.Parte seconda: La Primavera araba e il nuovo scenario mediterraneo 2013


La primavera araba e nuovo scenario mediterraneo

Mediterraneo, olio di G. Patriarca, 1951

Mediterraneo, olio di G. Patriarca, 1951


In principio fu la Tunisia

‘‘Le società arabe non ne possono più di sentirsi prigioniere in un vicolo cieco dove ognuno è oppresso o dal despota locale o dal mullah estremista. Sono società che hanno dimostrato il desiderio di voler rientrare a far parte della Storia universale, da cui sono state scansate o dal dittatore di turno o dalla Jihad’’. Così Gilles Kepel, uno dei più autorevoli studiosi del mondo arabo, in un’intervista apparsa su La Repubblica del 30 gennaio 2011, con efficace sintesi spiegava la ventata rivoluzionaria che, partita dalla Tunisia, si stava in quei giorni diffondendo nei Paesi della Sponda Sud del Mediterraneo.

Manifestazione diritti delle donne in Tunisia. Fonte: Today

Manifestazione diritti delle donne in Tunisia. Fonte: Today


I media

Era incominciata la primavera araba che, nel corso del 2011, sostenuta dalle potenti emittenti televisive Al Jazeera, basata a Doha nel Qatar (ma con redazioni anche a Washington e Londra ed edizioni in lingua inglese) e Al Arabiya basata a Dubai negli Emirati Arabi Uniti, avrebbe travolto dittatori e regimi dispotici. Regimi, peraltro, di diversa matrice e struttura, in genere poco attenti alle libertà individuali, ai diritti civili e ai diritti sociali; regimi caratterizzati da una forte vocazione al dispotismo, talvolta praticato con estremo rigore, e da diffusi fenomeni di corruzione della pubblica amministrazione.

Studi della redazione Al Jazeera

Studi della redazione Al Jazeera


Le tensioni

Le prime tensioni esplosero proprio in Tunisia. Tensioni legate alla gravissima crisi economica, che colpiva duramente le classi più deboli e più povere e che, al tempo stesso, aggravava ulteriormente le difficoltà interne del logoro e immobile regime di Ben Alì, incapace di fronteggiare le difficoltà e non più sorretto da un autentico consenso popolare. Deposto Ben Alì, la Tunisia iniziava non senza qualche difficoltà la costruzione della sua democrazia. Una democrazia declinata non necessariamente nelle forme occidentali, quanto piuttosto nelle sue varianti mediterranee, ritagliate sulle storie e sulle culture delle popolazioni.

Manifestazione popolare a Tunisi il 14/01/2011 giorno della fuga di Ben Alì. Fonte: Agenzia stampa  quotidiana nazionale

Manifestazione popolare a Tunisi il 14/01/2011 giorno della fuga di Ben Alì. Fonte: Agenzia stampa quotidiana nazionale


Le politiche

Alle prime libere elezioni della fine del 2011, si registrava l’importante vittoria del Partito Ennahda di ispirazione islamista. Comunque la transizione della Tunisia verso una democrazia compiuta era destinata a durare ancora a lungo, creando difficoltà e contrasti tra i movimenti di ispirazione islamica e i giovani della rete, primi protagonisti della rivolta contro il deposto regime di Ben Alì.
Da un punto di vista economico non mancavano dubbi e perplessità sulle politiche economiche del governo a guida Ennahda, specificatamente in ordine alla questione del progressivo oneroso indebitamento con istituzioni internazionali e banche straniere giudicato (dai partiti di opposizione e dagli attivisti democratici tunisini), eccessivo e foriero di condizionamenti anche politici.

Elettori in fila per votare. Fonte: Palestina Felix

Elettori in fila per votare. Fonte: Palestina Felix


Tunisia: situazione meno incerta

In Tunisia, attualmente, la situazione sembrerebbe (il condizionale è sempre d’obbligo in questi casi) meno incerta. Infatti, nonostante le grandi manifestazioni popolari di protesta contro il partito islamista di maggioranza Ennahda (seguite ai recenti omicidi politici di deputati di opposizione) il Governo di coalizione guidato, da marzo 2013, da Ali Larayed potrebbe essere in grado di reggere.

Esponenti di ennahda nell’assemblea costituente. Fonte: Wikipedia

Esponenti di ennahda nell'assemblea costituente. Fonte: Wikipedia


Relazioni bilaterali italo-tunisine

Per quel che riguarda le relazioni bilaterali italo-tunisine, imperniate su accordi di cooperazione rafforzata in materia di sicurezza, immigrazione e pattugliamento delle acque, va detto che esse sono caratterizzate da una solida amicizia.

Dopo la visita ufficiale del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del 17 maggio dello scorso anno, dal 22 al 24 aprile 2013, si è recato in Tunisia il ministro dell’Interno italiano che ha firmato un accordo di cooperazione bilaterale nel campo della sicurezza con il suo omologo tunisino, al quale consegnava anche alcuni mezzi navali per il pattugliamento delle acque.

Giorgio Napolitano con il capo di Stato tunisino Moncef Marzouki il 17 maggio 2012. Fonte: Quotidiano Lettera 43

Giorgio Napolitano con il capo di Stato tunisino Moncef Marzouki il 17 maggio 2012. Fonte: Quotidiano Lettera 43


Materiali di studio

Articoli di Matteo Pizzigallo pubblicati sulla rivista scientifica trimestrale Gnosis, annata 2011-2013 da cui sono tratte le lezioni dalla 11 alla 15.

I materiali di supporto della lezione

Articoli di Matteo Pizzigallo pubblicati sulla rivista scientifica trimestrale Gnosis, annata 2011-2013.

Rivista scientifica Gnosis

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