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Immacolata Niola » 8.Agenti cancerogeni. L'amianto


Agenti cancerogeni

Gli agenti cancerogeni sono sostanze e miscele che, per inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono provocare il cancro o aumentarne la frequenza.

Metodi di indagine per la valutazione della cancerogenicità di un agente chimico

  • studi epidemiologici: analizzano i dati sulla diffusione del cancro in popolazioni esposte rispetto a gruppi di controllo sicuramente non esposti o agli indici medi di frequenza nella popolazione. Non portano a conclusioni certe;
  • studi sperimentali: si basano su sperimentazioni effettuate su animali da laboratorio, confrontando i casi di cancro insorti in individui trattati con l’agente chimico con quelli evidenziati in individui non trattati.

Classificazione degli agenti cancerogeni

Esistono varie classificazioni, fra cui quella della Commissione Europea e quella della IARC.
Classificazione Europea
In base al Regolamento CLP (Classification, Labelling and Packaging) n. 1272/2008, modificato dal Regolamento 790/2009, dal 1/12/2010 gli agenti cancerogeni sono raggruppati in due categorie di pericolo:

  • categoria 1: sostanze cancerogene per l’uomo accertate o presunte sulla base di dati epidemiologici e/o di dati ottenuti con sperimentazioni su animali
    • categoria 1A: cancerogeno noto basato su evidenza sull’uomo;
    • categoria 1B: cancerogeno presunto basato su evidenza su animali;
  • categoria 2: sospetto cancerogeno per l’uomo in base ad evidenza limitata su uomo e animale.

Classificazione degli agenti cancerogeni (segue)

Classificazione IARC (International Agency for Research on Cancer):

  • Gruppo 1: cancerogeno per l’uomo (sufficiente evidenza di cancerogenicità in studi epidemiologici adeguati);
  • Gruppo 2 A: probabile cancerogeno per l’uomo (evidenza sufficiente negli studi sperimentali sugli animali, ma limitata negli studi epidemiologici sull’uomo);
  • Gruppo 2 B: possibile cancerogeno per l’uomo (evidenza sufficiente o limitata negli studi sperimentali sugli animali, inadeguata o assente negli studi epidemiologici sull’uomo);
  • Gruppo 3: non classificabile (non vi è adeguata evidenza né negli studi sperimentali sugli animali, né in quelli epidemiologici sull’uomo);
  • Gruppo 4: probabilmente non cancerogeno per l’uomo (esiste evidenza di non cancerogenicità per l’uomo e per gli animali da esperimento).

Tumori professionali

Sono quelle neoplasie la cui eziologia è da ricercare nell’attività lavorativa svolta: questa, comportando l’esposizione ad agenti cancerogeni, agisce come causa o concausa della malattia.

La dimensione del problema in Italia

  • casi denunciati nel 2007: ca. 2.000;
  • lavoratori esposti ad agenti cancerogeni noti: 4,2 milioni;
  • numero di morti/anno: 6.400;
  • quota di decessi rispetto al totale di morti per cancro: mediamente 4%. In particolare:
    • per tumore al polmone 13-18%;
    • per tumore alla vescica 2-10%;
    • per tumore alla laringe 2-8%.

Principali motivi di difficoltà nel monitoraggio dei tumori professionali

  • lunghi tempi di latenza (anche 40 anni);
  • multifattorialità nella genesi del cancro;
  • difficoltà ad individuare tutte le sostanze alle quali il lavoratore è stato esposto;
  • scarse conoscenze sull’interazione fra più sostanze.

Alcuni agenti e processi che espongono i lavoratori al rischio cancro

Fonte: psico.univ.trieste

Fonte: psico.univ.trieste


Obblighi del datore di lavoro

Considerato che non esiste per gli agenti cancerogeni (e mutageni) un valore soglia al di sotto del quale si possa garantire l’assenza di rischio per gli individui esposti, la normativa impone al datore di lavoro di adottare le seguenti misure in ordine di priorità:

  1. sostituzione dell’agente cancerogeno o mutageno;
  2. utilizzo dell’agente in un sistema chiuso;
  3. riduzione del livello di esposizione dei lavoratori al valore più basso tecnicamente possibile.

Il datore di lavoro, inoltre, deve:

  • fare in modo che nell’ambiente di lavoro non siano presenti quantitativi di agenti cancerogeni superiori a quelli strettamente necessari alle lavorazioni;
  • limitare al minimo il numero di lavoratori esposti;
  • effettuare la misurazione di agenti cancerogeni nell’ambiente di lavoro;
  • predisporre piani per eventuali casi di emergenza;
  • adottare misure tecnico-igieniche protettive per i lavoratori;
  • disporre misure protettive per categorie di lavoratori particolarmente a rischio;
  • fornire adeguata informazione-formazione;
  • predisporre la sorveglianza sanitaria se la valutazione dell’esposizione abbia evidenziato rischio per salute dei lavoratori.

Registro degli esposti

È il registro nel quale devono essere iscritti i lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria, in quanto la valutazione dell’esposizione ad agenti cancerogeni (o mutageni) ha evidenziato un rischio per la loro salute.
Deve riportare per ciascun lavoratore:

  • l’attività svolta;
  • l’agente cancerogeno (o mutageno) utilizzato;
  • ove noto, il valore dell’esposizione a tale agente.

Per ciascun lavoratore a rischio è anche istituita una cartella sanitaria.

In caso di cessazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro invia all’ISPESL la cartella sanitaria del lavoratore interessato e le annotazioni individuali contenute nel registro.
In caso di cessazione dell’attività dell’azienda, il datore di lavoro invia all’ISPESL il registro e le cartelle sanitarie.

Registrazione dei tumori professionali

Ln base al D. Lgs. 81/2008, l’ISPESL realizza un sistema di monitoraggio dei rischi legati all’esposizione ad agenti chimici cancerogeni, raccogliendo ed analizzando le segnalazioni di casi di neoplasie riconducibili verosimilmente all’attività lavorativa svolta e pervenute dalle varie strutture locali, attraverso una rete di Centri Operativi Regionali.

La normativa prevede la costituzione, presso l’ISPESL, di un registro nazionale dei casi di tumori di sospetta origine professionale, distinto in tre sezioni:

  1. Registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM)
  2. Registro nazionale dei tumori nasali e sinusali (ReNaTuNS)
  3. Registro dei tumori a più bassa frazione eziologica, per i quali, tuttavia, siano stati identificati casi possibilmente rilevanti o significativi.

Per il mesotelioma è già attiva una rete di sorveglianza epidemiologica ad articolazione regionale, basata sull’attività dei Centri Operativi Regionali; per i tumori dei seni nasali e paranasali solo alcune regioni hanno già attivato i relativi registri.

Amianto (o Asbesto)

Caratteristiche generali
Minerale naturale largamente diffuso nel mondo, appartenente alla classe chimica dei silicati e costituito da fibre addensate e molto sottili.

Maggiori produttori mondiali

  • Canada;
  • Russia;
  • USA;
  • Sud Africa;
  • Italia, fino al 1992.

Tipologie di interesse commerciale

  • gruppo degli anfiboli (actinolite, amosite, antofillite, crocidolite o amianto blu, tremolite);
  • gruppo del serpentino (crisotilo o amianto bianco).
Miniera di amianto a Balangero (Piemonte).
Fonte: ispesl

Miniera di amianto a Balangero (Piemonte). Fonte: ispesl


Amianto (o Asbesto) (segue)

Proprietà tecnologiche

  • incombustibilità;
  • elevata resistenza al calore, alla trazione, all’usura e all’abrasione;
  • resistenza agli agenti chimici e microbiologici;
  • resistenza elettrica;
  • fonoassorbenza;
  • termocoibenza;
  • flessibilità;
  • filabilità.

Amianto (o Asbesto) (segue)

Principali settori di impiego

  • edilizia;
  • cantieristica navale;
  • ferrovie;
  • industria:
    • aeronautica;
    • metallurgica;
    • chimica;
    • automobilistica;
    • tessile;
    • materie plastiche.

Amianto (o Asbesto) (segue)

Stato delle fibre di amianto nei manufatti

  • libero o debolmente legato (matrice friabile): facile tendenza a disperdersi nell’ambiente;
  • fortemente legato (matrice compatta): scarsa o scarsissima tendenza a disperdersi nell’ambiente. Es.: cemento-amianto (eternit) e vinil-amianto.

Rischi per la salute

  • asbestosi (v. lezione n. 2);
  • mesotelioma (v. lezione n. 2);
  • aumento dell’incidenza del carcinoma polmonare nei fumatori.

Registro regionale veneto casi di mesotelioma 1987-2005


La normativa in italia

La normativa di riferimento è costituita dalla legge n. 257 del 27 marzo 1992 e dal D. Lgs. n. 81 del 2008 come modificato dal D. Lgs. n. 106 del 2009.
La legge 257/1992 vieta:

  • l’estrazione;
  • l’importazione;
  • l’esportazione;
  • la commercializzazione;
  • la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto.

Il decreto legislativo 81/2008 contiene le norme riguardanti le attività che possono comportare un rischio di esposizione dei lavoratori ad amianto, quali manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto (MCA), smaltimento, trattamento dei relativi rifiuti e bonifica delle aree contaminate.

Attività di demolizione e manutenzione: obblighi del datore di lavoro

In tutte le attività comportanti un rischio di esposizione ad amianto nessun lavoratore deve essere esposto ad una concentrazione di fibre nell’aria superiore al valore limite di 0,1 fibre/cc, misurato come media ponderata nelle 8 ore. (Si considerano solo le “fibre regolamentate” (FR), ossia quelle di lunghezza > 5 µ, diametro < 3 µ e rapporto di allungamento minimo di 3).
Il datore di lavoro deve:

  • presentare, prima dell’inizio dei lavori, una notifica all’organo di vigilanza;
  • ridurre al minimo possibile il numero di lavoratori esposti;
  • far indossare ai lavoratori esposti DPI delle vie respiratorie con fattore di protezione tale che la concentrazione di amianto nell’aria filtrata non superi 1/10 del valore limite;
  • adottare processi produttivi che consentano di evitare l’emissione di polvere di amianto nell’aria;
  • assicurare la regolare pulizia e manutenzione dei locali e delle attrezzature;
  • curare il rapido allontanamento dei rifiuti contenenti amianto in appropriati imballaggi chiusi;
  • predisporre una serie di misure igieniche per i luoghi e gli indumenti;
  • provvedere ad una adeguata informazione/formazione dei lavoratori;
  • sottoporre i lavoratori a sorveglianza sanitaria;
  • provvedere all’iscrizione nel registro degli esposti dei lavoratori la cui esposizione risulti superiore ad 1/10 del valore limite.

Bonifica

Si rende necessaria qualora vi sia il rischio di un rilascio di fibre di amianto nell’ambiente da parte di un materiale friabile o anche compatto ma danneggiato. I metodi di bonifica comprendono:

  • la rimozione;
  • il confinamento;
  • l’incapsulamento.
  • La rimozione consiste nello smontare ed eliminare in maniera definitiva i MCA, avviandoli allo smaltimento. Ha il vantaggio di risolvere radicalmente il problema dell’eventuale rilascio di fibre nell’ambiente, ma espone il personale addetto ad elevati rischi di contaminazione.
  • Il confinamento consiste nell’isolare i MCA sia all’esterno che all’interno degli edifici, costruendo intorno ad essi una barriera permanente. Presenta il vantaggio di prevenire il rilascio di fibre nell’aria e di risultare poco pericoloso per i lavoratori addetti, ma, lasciando l’amianto in opera, comporta la necessità di un controllo regolare dello stato di conservazione delle strutture.
  • L’incapsulamento consiste nell’impregnare le fibre di amianto con sostanze (resine sintetiche) in grado di inglobarle ed ancorarle fortemente alla matrice, impedendone il rilascio nell’ambiente. Ha il vantaggio di non richiedere una copertura sostitutiva, di conferire alla struttura una maggiore resistenza agli agenti atmosferici e di non esporre i lavoratori a rischi elevati, ma impone l’obbligo di controlli periodici e di interventi di manutenzione.

Problemi aperti

La messa al bando dell’amianto, sia in Italia che nella maggioranza dei Paesi stranieri, lascia aperta una serie di questioni, quali:

  • la ricerca di materiali sostitutivi dotati di proprietà tecnologiche adeguate, ma privi di rischio: permangono tuttora dubbi sui danni alla salute indotti da alcune fibre minerali;
  • l’elevato numero di vittime – calcolato in 100.000/anno – che si registreranno nel mondo ancora nei prossimi anni, sia per l’esposizione avvenuta in passato (il tempo di latenza può arrivare a 40 anni) che per le tonnellate di MCA tuttora in opera;
  • la produzione e l’impiego dell’amianto a tutt’oggi molto diffusi in diversi Paesi, tra cui Russia, Cina, Brasile e Canada, che espongono i lavoratori e la popolazione ad altissimi rischi.

I materiali di supporto della lezione

Gobbi M., L'amianto, il suo utilizzo, le industrie coinvolte, la bonifica, Corso 4 giugno 2009. Sorveglianza sanitaria agli ex esposti all'amianto, S.P.I.S.A.L ULSS 20 Verona.

Agenti cancerogeni

Amianto-incapsulamento

Associazione ambiente e lavoro

Carta P., Corso Integrato di Medicina del Lavoro A.A. 2006-2007, Università degli Studi di Cagliari

Il fenomeno dei tumori professionali

Il minerale amianto - Assoamianto

Natura delle fibre di amianto e usi principali

Vercellino R., “Tumori professionali”

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