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Immacolata Niola » 6.Agenti chimici pericolosi per la sicurezza e per la salute


Classificazione degli agenti chimici pericolosi

Dal 1 dicembre 2010 vige il Regolamento (CE) 1272/2008, così come modificato dal Reg. (CE) 790/2009, noto come CLP, ossia Classification, Labelling and Packaging of substances and mixtures. Esso, abrogando due direttive, rispettivamente del 1967 e del 1999, ed un precedente regolamento del 2006, implementa in Europa il Sistema Globale Armonizzato GHS (Globally Harmonized System), organizzato dalle Nazioni Unite nel 2003, allo scopo di uniformare a livello mondiale i criteri di classificazione ed etichettatura dei prodotti chimici. In sostanza, vengono definite tre principali classi di pericoli: pericoli fisici, pericoli per la salute e pericoli per l’ambiente, cui corrispondono delle Frasi di rischio H (Hazard) e dei pittogrammi, che sostituiscono quelli utilizzati dai precedenti sistemi (v. schema).

La nuova classificazione ed etichettatura dei prodotti chimici pericolosi. Fonte: Megavit

La nuova classificazione ed etichettatura dei prodotti chimici pericolosi. Fonte: Megavit


Classificazione degli agenti chimici pericolosi (segue)

Le immagini a lato riportano la classificazione degli agenti chimici pericolosi.


Rischio associato alla presenza di sostanze infiammabili

Alcuni fattori da tener presenti ai fini della prevenzione

  • Pericolosità della sostanza
    • punto di infiammabilità;
    • temperatura di autoaccensione;
    • potere calorifico;
    • densità dei vapori rispetto all’aria.

Rischio associato alla presenza di sostanze infiammabili (segue)

Alcuni fattori da tener presenti ai fini della prevenzione

  • Fonti di innesco
    • lavorazioni a caldo;
    • fiamme libere;
    • scintille generate da apparecchiature obsolete o da operazioni di saldatura, tagli ecc;
    • sigarette;
    • calore generato da attriti;
    • superfici e punti caldi;
    • impianti elettrici o di illuminazione non in regola;
    • innalzamento della temperatura dovuto a compressione di gas;
    • reazioni chimiche.

Rischio associato alla presenza di sostanze infiammabili (segue)

Alcuni fattori da tener presenti ai fini della prevenzione

  • Prodotti di combustione sviluppati
    • gas, vapori, fumi;
    • energia termica.


Principali effetti sull’uomo

  • ustioni;
  • anossia;
  • tossicità;
  • stress termico;
  • irritazione mucose.

Rischio associato alla presenza di sostanze infiammabili (segue)

Alcune misure di prevenzione e protezione dal rischio incendi

  • limitazione della quantità di materiali e di prodotti infiammabili;
  • scelta di attrezzature che non provochino incendi;
  • eliminazione o limitazione delle possibili fonti di ignizione;
  • mantenimento delle attrezzature in perfetta efficienza;
  • realizzazione di strutture dotate di adeguata resistenza al fuoco;
  • installazione di sistemi di rilevamento incendio e di allarme sonoro;
  • predisposizione di mezzi di estinzione fissi e mobili;
  • realizzazione di uscite di sicurezza adeguate;
  • formazione/informazione del personale;
  • divieto del fumo.

Rischio di esplosione

Concetto di esplosione
L’esplosione è una combustione a propagazione molto rapida, che comporta la liberazione di una grande quantità di energia, accompagnata da violenti effetti acustici, termici e meccanici.

Cause

  • chimiche: combustione di sostanze infiammabili (gas, vapore, nebbie o polveri);
  • fisiche: vaporizzazione rapida di gas liquefatti.

Conseguenze

  • sviluppo di pressioni molto forti, con effetti distruttivi più o meno intensi.

Rischio di esplosione (segue)

Condizioni perché si verifichi una esplosione

  • concentrazione della sostanza infiammabile compresa nei limiti di esplosività;
  • sufficiente quantità di ossigeno;
  • presenza di un innesco.

Alcuni settori lavorativi in cui possono formarsi atmosfere esplosive

  • industria chimica;
  • produzione energetica;
  • industria del legno;
  • verniciatura;
  • metallurgia;
  • industria alimentare e mangimistica;
  • agricoltura.

Rischio di esplosione (segue)

Pericoli per i lavoratori
Sono dovuti fondamentalmente a:

  • irradiazione di calore;
  • sviluppo di fiamme;
  • propagazione di onde di pressione;
  • proiezione di frammenti volanti;
  • formazione di prodotti di reazione nocivi;
  • ridotta disponibilità di ossigeno nell’ambiente.

Rischio di esplosione (segue)

Obblighi del datore di lavoro
Il datore di lavoro deve prevenire la formazione di atmosfere esplosive. Se la natura dell’attività svolta non glielo consente, deve:
a) evitare la loro accensione;

b) attenuare gli effetti dannosi di un’esplosione, in modo da salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Tra le misure generali da prendere a tale scopo vi sono:

  • un’adeguata progettazione e realizzazione degli ambienti e delle attrezzature di lavoro;
  • l’isolamento dei locali a rischio;
  • la predisposizione di sistemi di allarme ottici ed acustici;
  • la predisposizione di efficaci sistemi di evacuazione del personale;
  • la formazione professionale dei lavoratori.

Tossicità degli agenti chimici

Concetto di tossicità
Si può definire la tossicità come la capacità di una sostanza di provocare effetti dannosi negli esseri viventi.
Si distingue tra agenti:

  • molto tossici: possono essere letali o provocare lesioni acute o croniche, se assorbiti in piccolissime quantità;
  • tossici: possono essere letali o provocare lesioni acute o croniche, se assorbiti in piccole quantità;
  • nocivi: possono essere letali o provocare lesioni acute o croniche;
  • tossici per il ciclo riproduttivo: possono provocare o rendere più frequenti effetti nocivi non ereditari nella prole o danni a carico delle funzioni riproduttive maschili o femminili.

Tossicità degli agenti chimici (segue)

Vie di esposizione agli agenti tossici

  • inalazione;
  • ingestione;
  • penetrazione attraverso la cute.

Effetti:

  • locali: limitati al punto di assorbimento
  • sistemici: estesi a più tessuti o organi bersaglio.

Manifestazioni di tossicità

  • acuta: è causata da un’esposizione a dosi elevate per tempi brevi (da alcuni secondi a meno di 24 ore);
  • sub-acuta: è causata da un’esposizione a concentrazioni relativamente elevate e ripetute per un tempo di 3-4 settimane;
  • subcronica: è dovuta ad un’esposizione frequente a sostanze di uso professionale o domestico o ad inquinanti ambientali per un periodo di 1-3 mesi;
  • cronica: è determinata da un’esposizione prolungata nel tempo (mesi o anni) a dosi basse o molto basse. È tipicamente di origine professionale.

Tossicità degli agenti chimici (segue)

Dosi
Il grado di tossicità di una sostanza è espresso dalla dose (generalmente, in mg/kg di peso corporeo) capace di provocare un effetto dannoso nel soggetto esposto: minore è tale valore, maggiore la tossicità.
Si distingue fra:

  • Dose Massima Tollerata: è la dose più alta che può essere assunta da un organismo senza che si producano effetti clinici rilevabili;
  • Minima Dose Tossica: è la minima dose capace di produrre un effetto tossico, seppure non letale;
  • Dose Minima Letale: è la minima dose in grado di determinare la morte dell’individuo;
  • Dose Letale 50 o DL50: è la dose capace di causare la morte, entro le 24 ore dall’esposizione, del 50% degli individui.

Tossicità degli agenti chimici (segue)

Dose letale 50
Più specificamente, la DL50:

  • dà una misura del potenziale tossico di una sostanza;
  • dà una indicazione sulla tossicità acuta (non su quella cronica, né, dunque, su eventuali effetti cancerogeni, mutageni o teratogeni);
  • viene determinata trattando, in un’unica soluzione, una popolazione di individui tutti appartenenti alla stessa specie;
  • deve indicare la specie di appartenenza delle cavie trattate (topi, ratti, conigli) e la via di esposizione (cutanea o orale).

Concentrazione letale 50 (CL50)
Rappresenta la concentrazione (in mg/litro) di una sostanza in grado di provocare la morte della metà degli individui esposti, quando essa sia presente nell’ambiente sotto forma di gas o di vapore e venga, dunque, assorbita per inalazione. In questo caso, occorre indicare anche il tempo di esposizione (minuti oppure ore).

Tossicità degli agenti chimici (segue)

Variabili che influenzano gli effetti dell’esposizione a sostanze tossiche:

  • stato fisico della sostanza;
  • caratteristiche della sostanza (volatilità, densità rispetto all’aria, granulometria ecc.);
  • modalità d’uso (luogo, durata, temperatura di lavorazione ecc.);
  • fattori ambientali (temperatura, umidità, ventilazione);
  • fatica fisica (l’accelerazione del respiro aumenta la quantità di sostanze inalate);
  • orario di lavoro;
  • organizzazione del lavoro;
  • interazione fra più agenti chimici e/o fisici presenti nell’ambiente di lavoro;
  • caratteristiche individuali dei lavoratori (età, stato fisiologico o patologico, stile di vita ecc.);
  • livello di formazione/informazione dei lavoratori.

I materiali di supporto della lezione

Unibg

ISPESL

Formilano

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