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Valeria Viparelli » 8.La flessione nominale III


La flessione nominaleI temi della IV declinazione

La quarta declinazione comprende i pochi nomi il cui tema termina in vocale u.

Molti nomi con tema in vocale u hanno uniformato la loro declinazione a quella delle declinazioni più diffuse. Grus “gru” e sus “maiale” sono passati nel gruppo dei nomi che seguono la terza declinazione. Molti nomi in -u presentano dei doppioni che seguono la seconda declinazione (senatus / senati “del senato”; exercitus / exerciti “dell’esercito”).

Paradigma della quarta declinazione


Paradigma della quarta declinazione


La quarta declinazione

Osservazioni

Nominativo: il Nominativo sia femminile che maschile è sigmatico (metus, metus “timore”; manus, manus “mano”), mentre quello neutro è asigmatico (genu, genus “ginocchio”).

Dativo singolare maschile: la regola di cancellazione vocalica non si applica.

Dativo singolare neutro: l’antica desinenza è scomparsa.

Genitivo plurale: la regola di cancellazione vocalica non si applica.

La quarta declinazione

Osservazioni

Dativo e Ablativo plurale: nel latino classico si è generalizzata, per influsso della terza declinazione, la desinenza in -ibus al posto di quella originaria in -bus (cfr. le forme di uso arcaico: arcubus “agli, con gli archi”, artubus “alle, con le articolazioni”, lacubus “ai laghi, con i laghi”).

La declinazione di domus “casa” oscilla tra la seconda e la quarta declinazione.

Del nome domus c’è anche rimasta frequente testimonianza di un antico Caso Locativo domi.

La flessione nominale

I temi della V declinazione

La quinta declinazione comprende i nomi col tema in vocale e.

I pochi sostantivi di questa declinazione sono soprattutto nomi femminili astratti (ad esempio, spes, spei “speranza”; pernicies, perniciei “danno”).

L’alternanza con -ia crea doppioni che, accanto alla declinazione propria, seguono anche la prima declinazione, ad esempio materies / materia “materia”.

Paradigma della quinta declinazione


La quinta declinazione

Osservazioni

La regola di cancellazione della vocale non si applica mai alla quinta declinazione.

Solo dies “giorno” e res “cosa” hanno tutti i Casi del singolare e del plurale.

Il nome dies è femminile al singolare, quando indica “giorno fissato, prestabilito”. Altrimenti tende ad assumere il genere maschile ed è sempre maschile al plurale.

L’Aggettivo

La declinazione degli aggettivi

Gli aggettivi seguono gli stessi paradigmi flessivi dei nomi.

L’Aggettivo

Il Participio

L’Aggettivo

Aggettivi di prima classe

Una classe di aggettivi ha il tema in vocale -o- / -a-.

Questi aggettivi seguono la prima e la seconda declinazione.

Prima classe

Temi in vocale -o- / -a-


L’Aggettivo

Aggettivi di seconda classe

Un’altra classe di aggettivi ha i temi in consonante e in vocale -i-.

Questi aggettivi seguono la terza declinazione.

L’Aggettivo

Aggettivi con tema in consonante

Questi aggettivi sono molto pochi ed hanno il Nominativo e il Vocativo singolare uguale per tutti e tre i generi.

Ad es. dives “ricco”, pauper “povero”, vetus “vecchio”.

Seconda classe

Temi in consonante


L’Aggettivo

Aggettivi con tema in vocale -i-

Alcuni hanno forme per i tre generi al Nominativo e al Vocativo singolare, come acer, acris, acre “aspro”.

Seconda classe

Temi in vocale -i-


L’Aggettivo

Osservazioni agli aggettivi con tema in vocale -i-

Il Nominativo maschile ha desinenza zero con cancellazione della vocale tematica e sonorizzazione della -r in -er.

Il Nominativo femminile ha desinenza -s.

Il Nominativo neutro ha desinenza -e con cancellazione della vocale tematica.

L’Aggettivo

Osservazioni agli aggettivi con tema in vocale -i-

Altri hanno una forma uguale (desinenza -s) per il Nominativo e il Vocativo singolare maschile e femminile e un’altra forma per Nominativo e Vocativo singolare neutro (desinenza -e).

Per es. dulcis, dulce “dolce”.

L’Aggettivo

Osservazioni agli aggettivi con tema in vocale -i-

Altri ancora hanno una forma uguale (desinenza -s) per il Nominativo e il Vocativo singolare maschile, femminile e neutro, come felix, felicis “felice”.

Gradi dell’Aggettivo

Il comparativo

Il comparativo di maggioranza si forma in italiano premettendo l’avverbio “più” all’aggettivo. Per es. “più bello”.

In latino invece si forma aggiungendo al tema dell’aggettivo un suffisso maschile / femminile -ior e un suffisso neutro -ius, con cancellazione della vocale tematica. Per es. da clarus, clara, clarum “famoso” si forma clarior “più famoso”.

Il comparativo si declina come un aggettivo della seconda classe con tema in consonante.

I gradi dell’Aggettivo latino

Gradi dell’Aggettivo

Formazione del comparativo

Esempi:

clarus, -a, -um [ [claro]A + ior]A

clarior “più famoso”;

pulcher, -ra, -rum [ [pulchro]A + ior]A

pulchrior “più bello”;

fortis, -e [ [forti]A + ior]A

fortior “più forte”.

Gradi dell’Aggettivo

Il superlativo

Il superlativo è derivato per mezzo del suffisso -issimus, -a, -um con regolare cancellazione della vocale tematica.

Clarus, -a, -um [ [claro]A + issimus]A

clarissimus “famosissimo, il più famoso”;

fortis, -e [ [forti]A + issimus]A

fortissimus “fortissimo, il più forte”.

Il superlativo si declina come un aggettivo della prima classe.

Gradi dell’Aggettivo

Formazione del superlativo con suffisso -simus

Il superlativo dei temi in liquida (Nominativo -er o -ilis) si forma con il suffisso -simus, con assimilazione della -s alla liquida.

Per es. :

pulcher, -ra, -rum *pulcher-simus

pulcherrimus “bellissimo, il più bello”;

acer, -is-, -e *acer-simus

acerrimus “acerrimo, il più acre”;

facilis, -e *facil-simus

facillimus “facilissimo, il più facile”.

L’assimilazione: esempi

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