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Francesca Sorrentini » 10.Dinamica, distribuzione e mobilità territoriale della popolazione


Articolazione della lezione

Obiettivo
Illustrare le caratteristiche strutturali della popolazione per conoscere i fattori che influenzano i ritmi di crescita demografica e le conseguenti disuguaglianze territoriali.

Argomenti

  • La dinamica demografica dal XVIII secolo
  • La transizione demografica
  • Le migrazioni

Le aree terrestri abitate dall’uomo

Ecumene
Insieme di aree abitate permanentemente dall’uomo.

Anecumene
Insieme di aree in cui l’uomo non può vivere in permanenza.

Subecumene
Zone di transizione abitate saltuariamente in funzione delle risorse presenti.

Distribuzione della popolazione all’inizio dell’Era crostiana

All’inizio dell’Era cristiana la popolazione era così distribuita:

  • India → 100 – 140 milioni
  • Cina → 50 – 60 milioni
  • Bacino del Mediterraneo → 70 – 80 milioni

Dinamica demografica dal 1700

Dal 1700

  • Intensificazione colture agricole
  • Costruzione di macchinari più innovativi
  • Incroci e selezioni per nuove specie di vegetali più produttive e più adattabili
  • Conquista di nuove regioni paludose o incolte
  • Modificazioni strutturali della proprietà fondiaria

Conseguenze

  • Lavoro meno oneroso
  • Maggiore produttività del suolo
  • Maggiore quantità di prodotti alimentari
  • Ridotto o limitato rischio carestie

Incremento della popolazione mondiale

La popolazione mondiale nel 1990 e, secondo le previsioni, nel 2020 per grandi aree geografiche.

La popolazione mondiale nel 1990 e, secondo le previsioni, nel 2020 per grandi aree geografiche.

Stima della crescita della popolazione mondiale.

Stima della crescita della popolazione mondiale.


Incremento della popolazione mondiale (segue)

Negli ultimi anni il tasso di crescita si è ridotto:

  • negli anni Settanta era il 20,9%;
  • agli inizi del XXI secolo era soltanto il 12%.

Tuttavia, l’incremento demografico attuale è di circa 80 milioni all’anno e rimarrà alto perché:

  • un terzo degli abitanti ha meno di 15 anni;
  • ogni anno aumenta il numero di potenziali genitori.

Ma, alcuni fenomeni, fanno crescere il tasso di mortalità:

  • il rapido declino della fertilità;
  • la diffusione di epidemie;
  • le guerre e i genocidi.

Incremento della popolazione mondiale (segue)

Il miglioramento delle condizioni di vita e i progressi in campo medico dal XIX secolo hanno consentito di:

  • sconfiggere alcune malattie;
  • ridurre la mortalità infantile;
  • prolungare la vita media.

Ma la crescita della popolazione non è uniforme su tutta la Terra:

  • paesi la cui popolazione aumenta a ritmo elevato;
  • paesi in cui diminuisce;
  • paesi dove si ha un aumento delle risorse più che proporzionale a quello demografico;
  • paesi dove la popolazione, già povera e in parte sottoalimentata, cresce più rapidamente delle risorse disponibili.

Incremento della popolazione mondiale (segue)

  • Tra il 1990 e il 1995 i paesi sviluppati con debolissima crescita demografica hanno contribuito all’incremento totale soltanto per il 6%. Tra questi, l’Europa detiene i valori più bassi, essendo l’unico continente con saldo naturale negativo.
  • I paesi del Sud del mondo sono i principali protagonisti dell’aumento demografico.

Crescita esponenziale e transizione demografica

Le popolazioni sono caratterizzate da un ciclo di vita demografico, che le conduce da un regime pre-moderno ad uno moderno, attraverso fasi di transizione più o meno lunghe, da qualche decennio (transizione breve) a qualche secolo (transizione lunga).

I) Fase iniziale

  • Natalità=Mortalità → Popolazione stazionaria

II) Fase della prima espansione

  • Natalità elevata; Mortalità in forte diminuzione → Popolazione cresce rapidamente

III) Fase della tarda espansione

  • Natalità in declino veloce; Mortalità in declino → Popolazione cresce lentamente

IV) Fase finale o basso-stazionaria

  • Natalità=Mortalità → Popolazione stazionaria
Schema rappresentativo della transizione demografica.

Schema rappresentativo della transizione demografica.


Crescita esponenziale e transizione demografica (segue)

Quasi tutta l’Europa ha superato lo stadio di transizione e presenta un saldo che, a livello continentale, è negativo.

Per quanto riguarda gli altri paesi,

  • quasi tutti gli Stati dell’Africa (ad eccezione di Tunisia, Marocco, Egitto e Repubblica Sudafricana), dell’Asia Meridionale e la Bolivia (America Latina) solo di recente sono entrati nella fase della transizione;
  • la Cina sta uscendo dallo stadio di transizione per raggiungere quello moderno;
  • l’India e gran parte dell’America Latina si avvicinano alla stadio della transizione.

Crescita esponenziale e transizione demografica (segue)

Alcune critiche all’impianto teorico:

  • il modello non tiene conto della grande mobilità della popolazione attuale;
  • il modello non considera, del tutto, l’evoluzione dei paesi collocati nella periferia o semiperiferia del mondo, dove:
    • non si è avuto lo stesso sviluppo economico e industriale;
    • l’industrializzazione, prodotta dall’esterno, non ha cambiato le condizioni di vita della maggior parte della popolazione;
    • mancano tecnologie, istruzione, pari opportunità.

Pertanto, non è detto che in questi paesi l’evoluzione seguirà gli stessi stadi conosciuti dalle popolazioni avanzate.

Distribuzione territoriale della popolazione

La popolazione mondiale risulta così distribuita:
Asia 61%
Europa 11%
Africa 13,6%
America 13,9%
Oceania 0,5%

La gran parte dell’umanità vive tra:

  • la zona temperata
  • la zona subtropicale.

Distribuzione territoriale della popolazione (segue)

Alcuni fattori che influenzano la distribuzione della popolazione:

  • distanza dal mare: considerati il clima più favorevole e la navigazione marittima, che consente di stabilire contatti con diversi continenti, il 30% della popolazione vive entro i 50 km della fascia costiera, che assorbe il 12% della superficie terrestre;
  • altitudine: all’aumentare dell’altitudine, il clima diventa sempre più freddo e l’aspra morfologia ostacola le attività economiche e le comunicazioni.

0-200 m → 56% della popolazione mondiale
200-400 m → 24% della popolazione mondiale
500-1000 m → 12% della popolazione mondiale
oltre i 2000 m → popolazione inesistente o rada lungo la fascia equatoriale, così come nell’America Latina tra i 3.000 e i 4.000 m.

Densità di popolazione, come indice di occupazione del territorio

L’estrema disuguaglianza nella distribuzione della popolazione è messa in risalto dai valori della densità, che esprime il reale grado di occupazione di un territorio.

  • Densità aritmetica = Abitanti/superficie
  • Densità economica = Abitanti/superficie produttiva
  • Densità fisiologica = Abitanti/ superficie coltivata

Densità

  • bassa = < 10 abitanti/kmq
  • debole = 10-50 abitanti/kmq
  • media = 50-100 abitanti/kmq
  • alta = > 100 abitanti/kmq

Spesso le differenze nei valori di densità, oltre ai limiti posti dall’ambiente fisico, dipendono anche dalle differenti civiltà e dai loro modelli di organizzazione (ad esempio, l’Asia tropicale e l’Africa tropicale hanno condizioni climatiche simili, ma differenti densità, a causa di due tipi di civiltà, l’una della risaia, l’altra del maggese).

Optimum di popolamento, sovrappopolamento, sottopopolamento

Optimum di popolamento – Equilibrio tra popolazione e risorse:

  • pieno impiego dei lavoratori;
  • ciascuno assume almeno 2.500 kcl al giorno;
  • equa ripartizione delle spese generali;
  • adeguata articolazione professionale;
  • razionale uso delle risorse.

Sovrappopolamento – Squilibrio tra popolazione e risorse:

  • aumento della popolazione e conseguente caduta del tenore di vita;
  • l’aumento dei lavoratori provoca la diminuzione di produttività per addetto;
  • crescita contenuta delle tecnologie.

Sottopopolamento – Squilibrio tra risorse e popolazione:

  • Minimo economico = numero di abitanti insufficiente a valorizzare le risorse disponibili;
  • Minimo biologico = numero di abitanti ridotto e conseguente sterilità della popolazione.

Optimum di popolamento, sovrapopolamento, sottopopolamento (segue)

Sottopopolati

  • Canada, Usa, Nuova Zelanda, Australia → alto tenore di vita;
  • Repubbliche sudamericane, Africa tropicale → basso tenore di vita.

Sovrappopolati

  • Paesi asiatici

Optimum di popolamento instabile

  • Europa centro-occidentale

Tutte le aree di sovrappopolamento portano all’emigrazione verso aree dove sono presenti risorse da valorizzare.

Migrazioni storiche e tipi di migrazioni attuali

Fino al Medioevo i movimenti migratori a lunga distanza sono stati prevalenti rispetto a quelli a breve raggio. A spostarsi erano soprattutto i popoli nomadi e guerrieri.

In età moderna e contemporanea le migrazioni sono state accelerate da due grandi avvenimenti storici:

  • le grandi scoperte geografiche, dal XV secolo;
  • la Rivoluzione industriale. Dopo la metà del XVIII secolo, la mobilità della popolazione è diventata più complessa sotto l’aspetto spaziale e temporale.

Si distinguono:

  • migrazioni internazionali – la popolazione si sposta da uno Stato all’altro o da un continente all’altro;
  • migrazioni interne – la popolazione si muove da una regione all’altra dello stesso Stato, dalla montagna alla pianura, dalla campagna alla città, dalle aree agricole a quelle industriali;
  • migrazioni coatte – la popolazione si sposta dal luogo d’origine non per propria scelta, ma perché è costretta;
  • migrazioni permanenti – la popolazione si trasferisce stabilmente nel luogo d’arrivo;
  • migrazioni temporanee – lo spostamento si limita a un periodo più o meno lungo;
  • movimenti pendolari – spostamenti quotidiani di persone che si muovono dal luogo di residenza a quello di lavoro e viceversa, entro un raggio che normalmente non supera i cinquanta chilometri.

Conseguenze del fenomeno migratorio

Conseguenze geografiche dell’emigrazione

Aree di origine

  • riduzione del tasso di natalità e della popolazione attiva;
  • invecchiamento della popolazione;
  • matrimoni consanguinei;
  • riorganizzazione dell’economia;
  • eliminazione/attenuazione della disoccupazione;
  • miglioramento delle colture agricole, anche per le rimesse degli emigrati;
  • crisi socioeconomica della regione.

Aree di arrivo

  • incremento del tasso di natalità e della popolazione attiva;
  • aumento della popolazione giovane;
  • impulso alle attività preesistenti;
  • iniziative nuove e diversificate, soprattutto nel settore terziario;
  • problemi sociali;
  • nuova popolazione con diverso patrimonio genetico.

I materiali di supporto della lezione

FORMICA C., Lo spazio geoeconomico. Strutture e problemi, Torino, UTET, 1999.

Ulteriori riferimenti bibliografici:

BOGGIO F., DE MATTEIS G. (a cura di), Geografia dello sviluppo. Diversità e disuguaglianze nel rapporto Nord-Sud, Torino, UTET Libreria, 2002.

GENTILESCHI M.L., Geografia della popolazione, Firenze, La Nuova Italia, 1991.

GEORGE P., Le migrazioni internazionali, Roma, Editori Riuniti, 1973.

SIMONCELLI R. (a cura di), Organizzazione dello spazio e popolazione, Roma, Kappa, 1988.

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