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Francesca Sorrentini » 20.Sviluppo turistico e ambiente


Articolazione della lezione

Obiettivo
Dimostrare che il turismo nei confronti dell’ambiente non è più dannoso di altre attività economiche, anzi, in taluni casi, contribuisce a migliorarlo.

Argomenti

  • Rapporti tra turismo e ambiente
  • Turismo vittima e causa di degrado ambientale
  • Turismo sostenibile
  • Strumenti di tutela ambientale e di valorizzazione turistica
  • Turismo beneficiario e promotore di un ambiente migliorato
  • Forme di intervento integrato per uno sviluppo sostenibile

Turismo e ambiente

Il turismo con l’ambiente ha un rapporto interattivo e cumulativo

  • Può contribuire alla realizzazione di obiettivi socio-economici
  • Può essere causa di degrado ambientale e della perdita di identità locali

L’ambiente è diventato parte fondamentale del prodotto turistico, tanto che tra i problemi di tutela e quelli di sviluppo turistico si sono stabiliti legami sempre più stretti.
Le risorse ambientali, infatti, costituiscono elementi essenziali sia nella scelta del luogo sia nell’avvio di iniziative economiche.
Naturalmente, il rapporto con l’ambiente si manifesta in ogni fase del fenomeno turistico: da quella di produzione, che comprende l’organizzazione dello spazio turistico e dei servizi connessi, a quella di consumo, riguardante la fruizione vera e propria delle risorse.

Poiché le risorse sono scarse, in quanto soggette ad un intenso utilizzo, la loro conservazione può essere seriamente compromessa da un eccessivo e/o incontrollato sviluppo dell’attività turistica, che d’altra parte ha bisogno di ambienti incontaminati. Infatti, le politiche turistiche sono ispirate alla tutela attiva e alla valorizzazione del patrimonio ambientale.
In sintesi, il turismo è attore, vittima e beneficiario del degrado o del miglioramento dell’ambiente.

Turismo vittima di un ambiente degradato

Il Turismo può essere vittima di un processo che esso non provoca e non domina.

Lungo le COSTE – Il turismo risente di:

  • forze naturali, come l’arretramento delle spiagge;
  • inquinamenti urbani e industriali (ad esempio, rifiuti domestici e marittimi, scarichi di fabbriche ecc.) che danneggiano le spiagge, il cui recupero richiede ingenti investimenti;
  • agricoltura, responsabile della proliferazione delle alghe, a causa di infiltrazioni troppo cariche di nitrati (come l’eutrofizzazione delle acque);
  • investimenti prioritari nei porti a scapito del turismo (come a Zeebrugge, in Belgio, dove lo sviluppo industriale del porto ha bloccato l’espansione delle spiagge e ha portato al loro parziale declino);

In MONTAGNA – La crisi dell’agricoltura provoca l’abbandono sia degli alpeggi, con conseguente aumento delle valanghe, sia di manufatti rurali, utilizzabili come alloggi;

Nelle AREE RURALI – Eutrofizzazione delle acque, banalizzazione del paesaggio per effetto dell’agricoltura intensiva, deforestazione per l’inquinamento atmosferico sono solo alcune delle cause della perdita di attrattività di località turistiche rurali;

Nelle AREE URBANE – La congestione, l’inquinamento acustico e atmosferico, spesso, costituiscono un danno irreversibile per l’economia turistica. Per lungo tempo, infatti, le politiche urbane si sono ispirate a principi di sola crescita economica, trascurando gli interventi di tutela del patrimonio paesaggistico e storico-culturale.

Turismo causa di degrado ambientale

Il turismo trasforma i territori di accoglienza, organizzandoli in modo funzionale alle esigenze della domanda. Tuttavia, l’utilizzo e il consumo di spazio, spesso, deturpano le caratteristiche naturali del paesaggio, soprattutto quando le comunità locali sono impreparate ad accogliere le attività turistiche.

Gli effetti non sono soltanto nelle aree di destinazione, ma anche in quelle di circolazione e di origine.

AREE DI CIRCOLAZIONE

  • Emissioni di scarico dei mezzi di trasporto
  • Inquinamento acustico
  • Consumo di spazio
  • Alterazioni del paesaggio per le infrastrutture di trasporto

AREE DI ORIGINE

  • Il degrado sociale, culturale e ambientale è in parte accettato dalla comunità locale, anche perché essa ha la possibilità di abbandonare i luoghi di residenza per viaggiare.
  • Il turista/escursionista sviluppa una percezione dicotomica dello spazio: la città come luogo di lavoro e di studio, mentre l’ambiente periurbano come area ricreativa.

Turismo causa di degrado ambientale (segue)

AREE DI DESTINAZIONE
Lungo le COSTE

  • I turisti calpestano il suolo continuamente, causando l’abbassamento delle dune e, quindi, la distruzione di paesaggi tipici (come la macchia mediterranea);
  • la costruzione di “barriere di cemento” (come a Miami, Marbella e altre aree costiere europee) ha provocato un consumo di suolo e di materiali che danneggia gli habitat;
  • la costruzione di porticcioli turistici spesso ha provocato danni irreparabili alle spiagge;
  • spopolamento delle zone interne.

In MONTAGNA

  • La costruzione di piste da sci e di impianti di risalita causa l’abbattimento di cospicue superfici boschive, con il rischio di smottamenti e frane;
  • l’incontrollata cementificazione accentua il pericolo di scivolamento del terreno per effetto delle acque piovane;
  • i danni alla vegetazione sono provocati anche dai veicoli “fuori strada”, dalla raccolta di fiori, funghi, lamponi ecc. e dall’abbandono di rifiuti.

Turismo causa di degrado ambientale (segue)

AREE DI DESTINAZIONE

Nell’AMBIENTE RURALE

  • La cementificazione dei suoli per realizzare residenze secondarie;
  • la costruzione di una fitta rete di strade, di gallerie stradali e ferroviarie, di parcheggi e di aree di servizio di vario genere riducono lo spazio coltivato e la disponibilità di risorse idriche.

Nell’AMBIENTE URBANO

  • La massiccia presenza di turisti può causare sia danni al patrimonio storico-artistico sia una elevata produzione di rifiuti solidi urbani sia una eccessiva emissione di scarichi dei mezzi di trasporto e problemi di inquinamento;
  • la speculazione edilizia concorre alla perdita dell’identità storico-architettonica dei centri storici.

La capacità di carico

Bisogna individuare oltre quale soglia le trasformazioni originate dal turismo causano danni all’ambiente.
Per fissare tale soglia si ricorre alla

CAPACITÀ DI CARICO – Numero massimo di persone che in un determinato periodo visitano una località, senza compromettere le sue caratteristiche ambientali, fisiche, economiche e socio-culturali e senza ridurre la soddisfazione dei clienti.

Si distinguono tre tipi di capacità di carico (carrying capacity):
1. ecologica: numero di turisti che un ecosistema può sostenere senza alterare l’equilibrio delle sue componenti. Essa varia a seconda dell’ambiente e della regione ed è importante per garantire la continuità dei flussi.
2. psicosociologica: numero massimo di visitatori oltre il quale le funzioni sociali ed economiche al servizio della popolazione di un centro (come le attività amministrative e quelle sanitari, i trasporti, l’erogazione di risorse idriche) risultano compromesse;
3. economica: limite oltre il quale il turista non è più disposto a soggiornare in una località, che considera troppo affollata o degradata.

La capacità di carico (segue)

La capacità di carico dipende da:

  • la sensibilità degli ecosistemi e le caratteristiche del contesto ambientale;
  • la vulnerabilità della cultura locale e la compatibilità tra la comunità residente e il flusso turistico;
  • la composizione del flusso turistico e le sue motivazioni.

La soglia di carico muta a seconda del contesto territoriale, sia pure dello stesso tipo (ad esempio, parchi naturali), poiché il rapporto tra l’intensità d’uso e la soddisfazione dell’utente cambia in base al tipo di “prodotto turistico” (le aspettative di un visitatore di un parco terrestre non sono esattamente le stesse di un turista di un parco marino).

La capacità di carico (segue)

Per calcolare la capacità ambientale di una destinazione, come un parco naturale,  è necessario valutare:

  • dimensioni della porzione di territorio da destinare ad uso turistico;
  • fragilità dell’ambiente (ad esempio habitat umidi sono soggetti a erosione in tempi più rapidi di quelli secchi);
  • modelli di distribuzione della flora e della fauna;
  • sensibilità comportamentale delle specie animali (tolleranza elevata o ridotta per la presenza umana);
  • livelli di congestione del traffico lungo le vie di accesso principali;
  • capacità dell’area di gestire un aumento dell’inquinamento idrico e da rifiuti.

I fattori sociali e psicologici comprendono:

  • probabili itinerari di visita;
  • motivazioni dei visitatori;
  • soddisfazione dei visitatori;
  • caratteristiche del paesaggio (montagna, collina e pianura);
  • rapporto numero di turisti-abitanti durante l’alta stagione.

Il turismo sostenibile

Non è il turismo di per sé a causare elevati impatti ambientali, ma il tipo di sviluppo e il modello di fruibilità a cui esso si ispira e, in particolare, l’intensità e la caratterizzazione che la fruizione assume nel tempo e nello spazio.
Per prevenire le possibili alterazioni provocate all’ambiente, il concetto di sviluppo sostenibile è stato applicato al turismo.

TURISMO SOSTENIBILE
Attività che conserva nel tempo le sue peculiarità, assicura un equo ritorno degli investimenti, favorisce la qualità della vita locale e soddisfa le esigenze dei visitatori e delle regioni di accoglienza senza danneggiare le risorse e le attrazioni che rimangono tali anche nel futuro.

Sostenibilità ambientale
Introdurre modelli di produzione, gestione e consumo più ecologici lungo tutta la catene turistica.
Sostenibilità economica
Rispettare lo sviluppo anche di altre attività produttive.
Sostenibilità sociale
Assicurare un turismo per tutti e di qualità, che rispetti le comunità locali e concorra al loro sviluppo.

Il turismo sostenibile (segue)

Nel 1995 a Lanzarote, in occasione della Conferenza mondiale sul turismo sostenibile, è stato approvata la Carta per un Turismo Sostenibile* che contiene i principi e gli obiettivi da adottare, nonché i mezzi necessari per promuovere le attività turistiche. Inoltre, propone un Piano d’Azione che stabilisce concrete linee di intervento e raccomanda l’adozione di specifiche misure per favorire l’integrazione delle attività nella strategia complessiva.

I principi del Turismo Sostenibile:

  • dare ai turisti esperienze di viaggio di più alta qualità;
  • promuovere lo sviluppo delle risorse naturali e culturali di ogni regione;
  • diffondere i vantaggi e le opportunità che l’attività turistica offre all’economia e all’ambiente;
  • migliorare il livello di vita della comunità locale, creando crescita occupazionale ed economica.

* Carta per un Turismo Sostenibile Conferenza Mondiale sul Turismo Sostenibile Lanzarote, 27/28 aprile 1995

Strategia per il turismo sostenibile

La qualità ambientale si impone quale strategico fattore di competitività e di sviluppo. In particolare occorre:

  • destagionalizzare l’offerta, distribuendo le presenze nell’arco di un anno;
  • riqualificare il tessuto urbanistico;
  • sostenere le azioni volontarie degli operatori turistici in ambito ambientale (acquisti ecologici, risparmio idrico ed energetico, gestione dei rifiuti ecc.);
  • pianificare il turismo considerando i requisiti precedenti;
  • sostenere l’economia locale in modo che le comunità traggano vantaggi dai flussi;
  • coinvolgere la comunità locale nelle decisioni;
  • formare il personale turistico sui principi del turismo sostenibile;
  • sviluppare un marketing responsabile, diretto a promuovere la località e ad evidenziare i limiti di fruizione delle risorse;
  • stimolare la ricerca scientifica.

Video: Vetrina della sostenibilità: turismo e tempo libero (3) (Tratto da YouTube)

Strategia per il turismo sostenibile

L’adozione di una strategia di sviluppo sostenibile è complessa, poiché i soggetti che vi partecipano sono molteplici.

Organi pubblici: Stato ed Organismi politici locali impostano il piano integrato di azioni per favorire le attività economiche compatibili con il territorio e l’ambiente.

Operatori economici: sono incoraggiati ad adottare comportamenti ecocompatibili nella prospettiva di acquisire una maggiore competitività.

Comunità locali: sono le dirette beneficiarie dello sviluppo economico turistico, per cui promuovono la sostenibilità sia per tutelare le risorse sia per assicurarne un corretto uso sia per salvaguardare la propria identità.

Turisti: si rileva una maggiore sensibilità verso l’ambiente, come dimostrano i modelli di fruizione delle risorse e anche le scelte delle destinazioni (aumentano i flussi verso le mete “alternative”). Il viaggio è un’esperienza umana e culturale, non solo un momento di svago. Infatti, i turisti prediligono strutture ricettive caratterizzate da elementi di tipicità del contesto territoriale su cui insistono.

Le principali difficoltà nell’attuare una strategia di sviluppo sostenibile sono: scontro fra forze sociali con interessi contrastanti e azioni per rendere operativi i principi dello sviluppo sostenibile.

Il sistema turistico e le sue condizioni esterne.  Fonte: Citarella, 1997 p.21

Il sistema turistico e le sue condizioni esterne. Fonte: Citarella, 1997 p.21


Interventi per lo sviluppo sostenibile

Considerati i numerosi impatti del turismo sull’ambiente e la difficoltà di prevenirli, si ravvisa la necessità di una adeguata pianificazione territoriale, che tenga conto delle specificità delle aree turistiche.
Oltre la pianificazione territoriale, tra gli altri strumenti a disposizione dello Stato e degli operatori privati si segnalano:
gli interventi fiscali e monetari

  • tasse
  • licenze
  • incentivi finanziari
  • investimenti pubblici diretti

le leggi e i regolamenti in materia ambientale
Nonostante le normative ambientali, nella giurisprudenza italiana non vi sono espliciti riferimenti al comparto turistico e ciò dipende soprattutto da:

  • carattere trasversale degli interventi per l’ambiente
  • ritardo nel verificare gli impatti causati da talune forme di turismo

la certificazione ambientale.

Certificazione ambientale

Strumento di gestione aziendale volta a valutare in modo sistematico la performance dell’impresa circa gli obiettivi di tutela ambientale.

Vantaggi economici

  • sicurezza della conformità legislativa
  • riduzione dei rischi di incidenti ambientali
  • contrazione degli sprechi e dei costi ambientali
  • maggiore motivazione del personale
  • fidelizzazione dei clienti
  • acquisizione di nuovi clienti
  • sgravi fiscali
  • benefici assicurativi
  • aumento di produttività

Certificazione ambientale (segue)

Le certificazioni ambientali possono essere attribuite oltre che alle imprese anche agli Enti locali (come i Comuni), nell’intento di perseguire alcuni obiettivi:

  • applicare la legislazione ambientale;
  • migliorare l’immagine del territorio;
  • realizzare prodotti turistici compatibili con l’ambiente;
  • razionalizzare l’uso delle risorse e ridurre l’impiego di sostanze inquinanti;
  • sensibilizzare i turisti e i dipendenti verso i problemi ambientali.

Certificazione ambientale (segue)

I due principali strumenti di certificazione ambientale sono le norme ISO 14000 e il Regolamento EMAS.

La norma UNI EN ISO 14001 del 1996, revisionata nel 2004, è uno strumento internazionale di carattere volontario, applicabile a tutte le tipologie di imprese, che specifica i requisiti di un sistema di gestione ambientale. È rilasciata da un organismo indipendente accreditato, che verifica l’impegno nel minimizzare l’impatto ambientale dei processi, dei prodotti e dei servizi, attestando con il marchio ISO 14001 l’affidabilità del Sistema di Gestione Ambientale (SGA) applicato.

EMAS (Enivironmental Management and Audit Scheme) è un sistema comunitario di ecogestione e audit ambientale. Il Regolamento (CE) n. 1221/2009 del Parlamento Europeo e del Consiglio, entrato in vigore nel gennaio 2010 in sostituzione del precedente Regolamento Comunitario EMAS del 2001, è un sistema di certificazione che riconosce a livello europeo il raggiungimento dei risultati di eccellenza nel miglioramento ambientale. Le organizzazioni si impegnano volontariamente a redigere una dichiarazione ambientale in cui sono descritti gli obiettivi raggiunti e come si intende procedere per un miglioramento continuo. La registrazione di una organizzazione è eseguita dal Comitato EcoLabel – EcoAudit, con il supporto tecnico dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Sperimentale (ISPRA) e delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), coadiuvato da un organo di registrazione accreditato per la predisposizione della dichiarazione ambientale e il supporto per la strutturazione di un SGA.

Certificazione ambientale (segue)

EMAS e ISO 14001 presentano scopi e requisiti simili, ma EMAS richiede le garanzie di conformità legislativa e la comunicazione all’esterno degli impegni assunti nei confronti dell’ambiente, nonché prevede incentivi economici statali e regionali e diverse forme di semplificazione amministrativa per le organizzazioni che si certificano o che mantengono le registrazioni.

Entrambi i procedimenti devono sottoporsi all’esame di audit (sia interno che da parte di un’organizzazione terza), che ne verifica la conformità. Se l’esito è positivo, è conferito un logo di riconoscimento che attesta la gestione ambientale.

I Comuni e le aziende legate al turismo che intendono certificarsi possono iniziare il loro percorso di gestione ambientale, ottenendo innanzitutto un marchio di qualità locale e dopo quello europeo di qualità Ecolabel*, riconosciuto anche dai turisti stranieri. Consolidati gli standard ambientali fissati dall’Ecolabel, il passo successivo è l’avvio dei processi di certificazione ISO 14001 o EMAS, che, grazie all’ottimizzazione dei processi gestionali e alla visibilità internazionale, sono in grado di accrescere ulteriormente il valore aggiunto di un’azienda turistica o di un intero Comune, offrendo la massima garanzia di tutela ambientale.

*Ecolabel

Certificazione ambientale (segue)

Un altro riconoscimento internazionale è la Bandiera Blu, istituita nel 1987, Anno Europeo dell’Ambiente, che è assegnata ogni anno in 41 paesi, inizialmente solo europei, poi anche extra-europei, con il supporto e la partecipazione delle due agenzie dell’ONU: UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e UNWTO (Organizzazione Mondiale del Turismo) con cui la FEE (Foundation for Environmental Education) ha sottoscritto un protocollo di partnership globale.

Bandiera Blu è un Ecolabel volontario, assegnato alle località turistiche balneari che rispettano criteri di gestione sostenibile del territorio.

Analogamente alle Bandiere Blu, nel 1999 il Touring Club ha lanciato le Bandiere Arancioni*, un marchio di qualità turistico-ambientale, destinato alle piccole località dell’entroterra che si distinguono per un’offerta di eccellenza e un’accoglienza di qualità. Pertanto, con tale marchio, il Touring Club garantisce ai turisti qualità dell’ospitalità e alle località uno strumento di valorizzazione.
Il marchio ha validità biennale ed è subordinato al mantenimento dei requisiti nel tempo.
La valorizzazione del patrimonio culturale, la tutela dell’ambiente, la cultura dell’ospitalità, l’accesso e la fruibilità delle risorse, la qualità della ricettività, della ristorazione e dei prodotti tipici sono solo alcuni degli elementi per ottenere il riconoscimento.

*Bandiere arancioni

Turismo promotore e beneficiario di un ambiente migliorato

Non sempre il turismo è causa di alterazioni ambientali. Anzi, è proprio grazie ad esso che spesso sono intraprese iniziative integrate con politiche di tutela e di valorizzazione delle risorse, come:

  • l’avvio di operazioni urbanistiche in occasione di importanti eventi (si pensi ai Giochi olimpici a Barcellona nel 1992);
  • la trasformazione di aree industriali dismesse in musei che documentano i sistemi di lavorazione e i generi di vita degli operai oppure il recupero di siti industriali abbandonati, ma inclusi negli spazi urbani e portuali, che vengono destinati a funzioni ricreative, culturali o a parchi scientifici (si ricorda il recupero dei waterfonts di Baltimora, Manhattan, Toronto, San Francisco ecc.)
  • il recupero e la valorizzazione di centri storici, in particolare nelle città di piccole e medie dimensioni, al fine di attrarre più turisti;
  • la sopravvivenza di delicati ecosistemi, soprattutto nei PVS, è assicurata dai proventi del turismo (ad esempio in Africa i profitti ricavati dai safari turistici vengono utilizzati per la gestione dei parchi naturali);
  • la riscoperta e il rafforzamento dell’identità locale può nascere dall’interesse e dall’apprezzamento dei turisti per i valori, le tradizioni e le abitudini tipiche del luogo visitato.

Alcune politiche di sviluppo turistico

Il turismo è un fenomeno sistemico, legato sia al contesto territoriale sia agli altri comparti economici; quindi, richiede l’adozione di strategie complesse, che riflettano questa sistematicità dell’insieme e la riproducano nelle politiche d’intervento.

Elementi di successo di una strategia integrata di sviluppo turistico locale:
identità condivisa

  • le risorse, pur avendo un valore intrinseco, per essere valorizzate devono assumere una funzione sociale, condivisa dalla collettività, la quale cioè riconosca l’utilità sociale dell’intervento, nonché percepisca i benefici economici (come l’istituzione di un parco naturale o di un’area archeologica);

capacità di collaborazione

  • coordinamento generale delle azioni di base, infrastrutturali o legate al prodotto turistico;
  • realizzazione di una politica di “destinazioni”, che consenta la maggiore visibilità di un territorio e il migliore utilizzo delle risorse di promozione;
  • attuazione, nell’ambito della politica di destinazione, di diverse ed integrate politiche di prodotto, miranti ad evidenziare le eccellenze del territorio;

Alcune politiche di sviluppo turistico (segue)

organizzazione e professionalità
Per molti anni il settore pubblico ha sofferto della inadeguatezza del personale nella gestione delle attività turistiche, a causa di:

  • strutturale debolezza dei sistemi di selezione e di sviluppo del personale nelle Amministrazioni locali;
  • scarsa attenzione alla crescita di competenze e professionalità del personale;
  • assenza di vere e proprie strutture organizzative dedicate al turismo (interesse solo per singoli progetti).

Alcune politiche di sviluppo turistico (segue)

Possibili soluzioni:
a) consapevolezza del fabbisogno di adeguate professionalità, ossia superamento di una cultura “artigianale” che sottovaluta la dimensione organizzativa e la necessità di disporre di personale qualificato;
b) rafforzamento del rapporto di scambio con il sistema formativo scolastico e universitario (anche attraverso stage, progetti ecc.);
c) utilizzo programmato e razionale della formazione per il personale, mediante, ad esempio, iniziative integrate tra diversi Enti territoriali (a livello intercomunale, provinciale o regionale);
d) investimento nell’informazione e nella partecipazione ad una rete più ampia di scambio (come banche dati, pubblicazioni, convegni e seminari).

Le Amministrazioni pubbliche che intendono realizzare politiche attive di sviluppo turistico devono puntare alla crescita delle strutture organizzative dedicate e soprattutto al capitale intellettuale e umano necessario, nel piccolo Comune come nel contesto metropolitano, a far crescere dall’interno le capacità di innovazione, di promozione e di realizzazione di programmi.

I materiali di supporto della lezione

BENCARDINO F., PREZIOSO M., Geografia del turismo, Milano, McGraw-Hill, 2007.

DEWAILLY J-M. , FLAMENT E., Geografia del turismo e delle attività ricreative, Bologna, CLUEB, 1993.

Altri riferimenti bibliografici:

BAGNOLI L., Manuale di geografia del turismo. Dal gran tour ai sistemi turistici, Torino, UTET, 2010.

CASARI M., Turismo e geografia, Milano, Hoepli, 2008.

CITARELLA F. (a cura di), Turismo e diffusione territoriale dello sviluppo sostenibile, Napoli, Loffredo Editore, 1997.

FORMICA C., Lezioni di geografia del turismo, Napoli, Editrice Ferraro, 2006.

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