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Francesca Sorrentini » 1.Oggetto di studio e metodi della geografia


Articolazione della lezione

Obiettivo

Approfondire il percorso e le funzioni della disciplina.

Argomenti

  • Evoluzione scientifica del pensiero geografico
  • La Geografia come scienza del territorio
  • Elementi fondamentali dell’analisi spaziale
  • La regione

Il termine Geografia

Il termine Geografia significa descrizione figurativa della Terra (in greco ghé=terra e gráfo=scrivo, incido) ed è stato utilizzato dall’età di Aristotele (IV sec. a.C.) e con maggiore frequenza nei secoli successivi, sia pure con significati diversi.

La Geografia è una scienza di origine assai remota, ma moderna allo stesso tempo. Antica, perché soddisfa un’esigenza fondamentale dell’uomo: conoscere, descrivere e rappresentare il mondo che lo circonda; moderna, considerato che ha ricevuto una sistemazione logica solo recentemente.

Itinerari evolutivi della Geografia

Originariamente la Geografia aveva la funzione di realizzare la misurazione e la figurazione, mediante disegno, della superficie terrestre, con gli oggetti collegati alla medesima. Dunque, la Geografia coincideva con la Geometria.

Poi, dalla trascrizione si passa alla descrizione di quanto prodotto sulla Terra ad opera della natura e dell’uomo, badando soprattutto a collocare nei luoghi ciò che era descritto (dove).

Soltanto alla fine del XVIII sec.la Geografia ha assunto anche la funzione esplicativa, cioè quella di cercare le cause della distribuzione spaziale dei fenomeni osservati (perché) ed i processi attraverso i quali la Terra ci è pervenuta così come oggi la viviamo (come).

La Geografia come scienza del territorio

Domande e problemi a cui deve rispondere uno studio su un determinato territorio (Formica, 2003).

Domande e problemi a cui deve rispondere uno studio su un determinato territorio (Formica, 2003).


I paradigmi disciplinari: il Determinismo

Il processo evolutivo recente della Geografia coincide con tre correnti di pensiero che, influenzate dalle filosofie positivista, neoidealista e neopositivista, sono note come Determinismo, Possibilismo e Volontarismo.

Determinismo o Ambientalismo Geografico

L’ambiente naturale «determina» i caratteri e i comportamenti umani.

Il Determinismo, che segna l’inizio della moderna Geografia, nasce grazie al contributo di tre studiosi tedeschi: Alexander Von Humboldt (1769-1859), Carl Ritter (1779-1858) e Friedrich Ratzel (1844-1904). Sia pure con diversa impostazione, essi analizzano lo sviluppo storico dei popoli, nonché la formazione e l’evoluzione degli Stati in base alle influenze dell’ambiente.

Ratzel, nella sua principale opera, Anthropo-Geographie (1882), affermava che:

  • compito della Geografia è la descrizione delle regioni dell’ecumene e la distribuzione dei generi umani;
  • la conoscenza del popolamento della Terra discende dallo studio dei movimenti migratori, i quali dipendono direttamente dalle caratteristiche dei suoli (fertilità, conformazione fisica ecc.);
  • dell’ambiente naturale è necessario studiare gli effetti sul carattere e sul corpo umano, sia degli individui che di interi gruppi sociali.

I paradigmi disciplinari: il Possibilismo

Il Possibilismo pone l’accento sulle capacità dei gruppi umani di rispondere alle sollecitazioni dell’ambiente in diversi modi a seconda del loro livello di preparazione scientifica, tecnica e culturale, alla loro struttura sociale, alla loro tenacia.

Il Possibilismo nasce in Francia all’inizio del XIX secolo ad opera di Paul Vidal de La Blache (1845-1918), riconosce all’uomo la libertà e la capacità di trasformare il territorio. Ciò presuppone che le vicende umane non siano spiegabili in modo univoco, a partire dalle caratteristiche fisiche del territorio, ma dalle attitudini di un popolo.

Con il Possibilismo la Geografia continua ad essere la scienza dei luoghi e non dell’uomo, il quale diviene “fattore geografico”, in quanto agente attivo nell’organizzazione dello spazio.

Al rapporto unidirezionale natura-uomo viene contrapposto il concetto di interdipendenza e di reciproca influenza tra uomo e ambiente naturale e tra natura e gruppi umani, da cui ha origine un particolare genere di vita.

Paesaggio e Genere di vita

Con il Possibilismo il Paesaggio diviene oggetto centrale della ricerca geografica e si afferma anche il concetto di Genere di vita.

Paesaggio
Insieme organico di forme antropiche e naturali, ovvero espressione materiale dell’incontro tra cultura, tecnologia e substrato fisico. Non nel senso di panorama, ma come insieme di elementi caratterizzanti e distintivi (ad esempio, paesaggio carsico, paesaggio industriale).

Genere di vita

Organizzazione funzionale di un gruppo sociale, caratterizzata da una particolare “cultura”, che ruota intorno ad un’attività esercitata dal gruppo, il quale ne trae sostentamento. Ad esempio, generi di vita nomadi, silvo-pastorali, agricoli ecc., che comportano molteplici effetti, dal punto di vista fisico, sociale ed economico: il paesaggio ne riceve una forte impronta, che lo rende riconoscibile attraverso le forme impressevi, appunto, dal genere di vita.

I paradigmi disciplinari: il Volontarismo

Volontarismo
La comune volontà dei gruppi umani, organizzati su determinati territori, può modificare profondamente i loro rapporti tradizionali con l’ambiente e imprimere di conseguenza tracce durature sulla Terra.

Il Volontarismo, che si sviluppa agli inizi del XX secolo, rappresenta la posizione estremizzante del Possibilismo che crea la convinzione che l’uomo sia il dominatore della natura e che le condizioni fisiografiche abbiano un’importanza trascurabile per le attività umane.
Questa filosofia di pensiero nasce per due fattori:

  1. il progresso scientifico e tecnologico;
  2. gli interventi di pianificazione territoriale.

Il metodo geografico

Metodo induttivo (fino alla metà del XX secolo)
Si basa sull’osservazione dei singoli oggetti e fenomeni presenti entro i confini di un’ area, cogliendone i nessi d’interdipendenza.

Geografia Idiografica → individuazione dell’unico e dell’eccezionale (singoli luoghi, in quanto dotati di una loro originalità non replicabile o difficile da riscontrare in altre parti della Terra).


Metodo deduttivo (dalla metà del XX secolo)
Parte da un’ipotesi generale o da un postulato teorico per giungere alla conoscenza e alla spiegazione di un fenomeno particolare.

Geografia Nomotetica → tende alla ricerca della regolarità e delle concordanze nelle forme di organizzazione spaziale, tali che possono essere anche rappresentate tramite configurazioni geometriche. Essa, cioè, mira a ricostruire alcuni elementi delle singole realtà regionali, trascurando ciò che è eccezionale (geografia generale: ricostruire schemi concettuali).

I principi della Geografia

Principio dell’osservazione – Consente di individuare il luogo dove si trova un determinato oggetto o si verifica un particolare fenomeno e di delimitare l’area da essi interessati.

Principio di causalità – Spiega la diversa distribuzione dei fenomeni geografici sulla superficie terrestre, la loro diversa intensità, il loro combinarsi in un medesimo luogo o in luoghi differenti, l’evoluzione dei rapporti tra un oggetto o una regione e gli oggetti o le regioni circostanti.

Principio di conseguenzialità – Impone l’esame dei riflessi geografici effettivi di tutti i fatti che questa scienza studia.

Principio di finalità – I gruppi umani, mediante libera scelta di finalità future, materiali e trascendenti, rispondenti a particolari tendenze o esigenze,  agiscono in modo decisivo sull’organizzazione razionale dello spazio, sorretta da tecniche adeguate, e sui conseguenti processi costitutivi del paesaggio.

Principio di correlazione e di interdipedenza – Tra gli oggetti e i fenomeni distribuiti nel medesimo spazio vi sono relazioni che raramente possono considerarsi casuali. Essi si influenzano a vicenda per il fatto di coesistere o per essere gli uni legati geneticamente agli altri, sicché si instaurano tra loro rapporti di connessione e di interdipendenza. Da qui scaturisce l’equilibrio dinamico dell’insieme, col mutare dell’intensità e dell’estensione dell’area di applicazione delle forze che concorrono ad alterarne o a perfezionarne l’armonia (Principio di sviluppo e dinamicità).

Elementi dell’analisi spaziale

Per individuare una razionale organizzazione territoriale è necessario conoscere i fattori fondamentali su cui essa si basa.

  • Distanza
  • Accessibilità
  • Localizzazione
  • Nodalità
  • Gerarchia
  • Scala

L’analisi spaziale trova la sua sintesi finale, a livello semantico, nella costruzione della carta geografica, cioè un disegno in piano che scompone le diverse e molteplici componenti del territorio, naturali ed umane, e le traduce in un linguaggio appropriato fatto di simboli (colori, linee, punti, cerchi ecc.).

Campo di studio della Geografia

La Geografia si occupa dell’organizzazione del territorio nei suoi aspetti dinamici. Essa, cioè, analizza i processi e le modalità attraverso cui una determinata porzione della superficie terrestre assume una specifica configurazione in funzione dei diversi rapporti che vengono ad instaurarsi, nei periodi storici, tra l’uomo e l’ambiente.

Partizione della Geografia

La Geografia, pertanto, si divide in due rami principali, la Geografia fisica e la Geografia umana, nelle quali hanno avuto una propria individualità la Geografia biologica e la Geografia economica, al punto da diventare branche a sé.
Questi rami principali, dai quali ne derivano altri secondari, pur avendo in comune i procedimenti del metodo e i principi, hanno ambiti tematici ben distinti e integrativi.


Geografia economica e Geografia del turismo: oggetti di studio

La Geografia economica studia:

  • la distribuzione spaziale degli uomini e delle risorse in rapporto alle condizioni geologiche, morfologiche, pedologiche, climatiche e idrografiche della superficie terrestre;
  • le modalità con cui le risorse sono utilizzate in base alle tecniche disponibili, alle strutture socio-culturali, alle ideologie politiche e, quindi ai bisogni dei vari gruppi umani;
  • i rapporti d’interdipendenza tra i vari fenomeni economici e le forme di insediamento;
  • gli spazi concreti in cui le attività umane si esplicano, cioè le unità territoriali (regioni);
  • gli effetti delle attività umane sul territorio;
  • le tendenze temporali dei fatti economici e delle strutture demografiche.

La Geografia del turismo studia:

  • le attività connesse alle varie forme di svago con cui gli uomini utilizzano il tempo libero;
  • i redditi diretti e indiretti che se ne ricavano;
  • le trasformazioni territoriali realizzate dalle strutture ricettive e ricreative.

Il territorio nella ricerca geografica

Il termine territorio designa l’oggetto centrale della ricerca geografica.

Territorio: spazio organizzato dall’uomo che utilizza gli elementi naturali (clima, idrografia, suolo, risorse minerarie ecc.) per soddisfare i suoi bisogni.

Gli uomini, organizzando lo spazio, seguono questi processi d’intervento:

  1. popolamento;
  2. appropriazione del suolo, individuale o collettiva;
  3. gestione, che garantisce il funzionamento politico ed amministrativo del suolo;
  4. sfruttamento e utilizzazione del suolo, che soddisfa i bisogni primari;
  5. creazione di rete di relazioni.

Spazio sociale diversamente sfruttato in relazione a tre elementi: attore, finalità e azione sociale.

Dal territorio alla regione

Regione: territorio che, per caratteri fisici ed antropici, si differenzia dal territorio circostante indipendentemente dalle sue dimensioni.

In relazione ai paradigmi disciplinari sono prevalse diverse concezioni di regione:

  • naturale: spazio reso omogeneo dalla presenza di elementi fisici, come le strutture geologiche e morfologiche o le condizioni climatiche;
  • umanizzata: territorio plasmato da un particolare genere di vita, cioè un insieme di abitudini e tradizioni culturali consolidatesi nel tempo che portano ogni gruppo umano ad utilizzare alcune risorse locali, anziché altre, e che si esprimono attraverso un paesaggio tipico;
  • funzionale: area dominata da un centro di polarizzazione molto forte ed è:
    • monocentrica, se le relazioni spaziali, e quindi i flussi, fanno capo ad un’unica metropoli;
    • policentrica, se la metropoli, per comunicare con il territorio, si relaziona ad una serie di città di ordine via via inferiore e tra loro complementari.
  • sistemica: sistema territoriale aperto, cioè un insieme di elementi fisici ed umani interconnessi in continuo movimento nel tempo.

Evoluzione della regione sistemica

Nella regione sistemica agiscono forze contrapposte: alcune tendono alla disgregazione (forze entropiche), altre tendono a creare una stabilità (forze negentropiche). Il risultato di queste forze contrapposte può causare tre tipi di processi regionali: conservativo, evolutivo e rivoluzionario.

Processo Conservativo
La regione evolve in modo isomorfo, cioè tutti i suoi elementi crescono in maniera proporzionale, per cui non mutano natura e conservano l’equilibrio esistente.

Processo Evolutivo
Uno o più elementi crescono più degli altri, aumentando il loro peso nella regione e, quindi, producendo rotture di equlibrio.

Processo Rivoluzionario
Un elemento cresce in modo smisurato rispetto agli altri della regione, provocando forti crisi che richiedono un cambiamento totale per stabilire un nuovo equilibrio.

I materiali di supporto della lezione

FORMICA C. , Lo spazio geoeconomico. Strutture e problemi, Torino, Utet, 1999.

Altri riferimenti bibliografici:

FORMICA C. , Strumenti didattici della Geografia, Napoli, Editrice Ferraro, 2003.

RUOCCO D. , La geografia e i suoi fattori, Napoli, Libreria Scientifica Editrice, 1972.

TINACCI MOSSELLO M. , Geografia economica, Bologna, Il Mulino, 1990.

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