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Teresa Colletta » 15.La storia delle piazze. La principale area pubblica di Napoli: da Largo di Palazzo a piazza Plebiscito.


La storia di piazza Plebiscito e le fasi della sua costruzione

La storia della maggiore piazza napoletana è stata da noi indagata nei termini più propriamente urbanistici, più che di esito di progetti architettonici, seguendo le successive tappe del lungo e complesso processo storico di trasformazione da spianata innanzi la chiesa di Santo Loise, nel borgo fuori le mura aragonesi occidentali, fino alla configurazione di luogo privilegiato e nodale della città sei-settecentesca, fino all’attuale configurazione di piazza nei primi anni dell’Ottocento. Fino agli anni 2005 la storiografia della piazza era debole in confronto con la forte predominanza degli studi di storia dell’architettura degli edifici monumentali presenti nella piazza. Pochi gli studi eminentemente storico-urbanistici sulla piazza. La mancanza di un’autonoma storiografia per questo invaso pubblico, dapprima extramuraneo e poi centrale per la Napoli cinque-settecentesca, pone già in luce come questo spazio non abbia mai avuto un progetto unitario, con sicure e certe attribuzioni “di autore”, ma si sia venuto invece costruendo per successive edificazioni, seppure monumentali. Cercherò di ripercorrere in maniera sintetica le fasi principali della costruzione della piazza oggi del Plebiscito secondo una periodizzazione da me individuata:

  1. la storia della piazza da “Largo di Santo Loise” a “Largo di Palazzo”;
  2. la nascita dello spazio aperto innanzi alla reggia nella scelta di Domenico Fontana;
  3. la grande area pubblica di rappresentanza: il Largo di Palazzo in età vicereale e borbonica (1602-1798);
  4. il Progetto della Gran Piazza o Foro Gioacchino o Foro Murat in età napoleonica, ossia durante il decennio francese (1805-1815);
  5. la piazza San Francesco di Paola realizzata con la restaurazione borbonica (1816-1846);
  6. la realizzazione scenografica della piazza Plebiscito a Napoli quale piazza rettangolare con aggiunta l’esedra porticata a semicerchio.

Da Largo Santo Loise a Largo di Palazzo

1. La storia della piazza da “Largo di Santo Loise” a “Largo di Palazzo”

È importante per focalizzare la storia della piazza rilevare la situazione del luogo extramuraneo antecedentemente il piano di rinnovo del vicerè Toledo, quando in quest’area di borgo, fuori la porta aragonese occidentale di Santo Spirito erano localizzati i tre grandi complessi conventuali angioini: della Croce e della Trinità, di Santo Spirito e di San Luigi.

Il vicerè Pietro di Toledo costruì al capo della nuova strada Toledana e di Chiaia il suo palazzo a guisa di maniero fortificato, su progetto dell’architetto Ferdinando Manlio (1543-44).
Questi interventi urbanistici di rilievo, operati dalla mano pubblica, comportarono la difficile e lunga opera di demolizione del convento di Santo Spirito (1562) e la sua ricostruzione, nonchè l’espropriazione di parti di suolo agli altri due conventi per operare “una spianata” e una via “innanzi la chiesa di Santo Loise”. (da T. Colletta, Piazza Plebiscito, 2005).

Napoli. La situazione tardo cinquecentesca dell’area del “Largo di Santo Loise”, all’indomani della  riqualificazione  urbanistica  del vicerè Toledo, nel particolare della famosa pianta prospettica Duperac-Lafrery del 1566.

Napoli. La situazione tardo cinquecentesca dell'area del "Largo di Santo Loise", all'indomani della riqualificazione urbanistica del vicerè Toledo, nel particolare della famosa pianta prospettica Duperac-Lafrery del 1566.


Il palazzo vicereale “nuovo” e il Largo di Palazzo

È con la costruzione del palazzo vicereale “nuovo” che può dirsi ha inizio la storia della piazza. Con la progettazione della nuova fabbrica da parte dell’arch. Domenico Fontana viene attuato il livellamento dello slargo per costruire la lunga quinta architettonica del nuovo palazzo vicereale. Sul fronte opposto vi erano insediati i tre conventi in maniera discontinua.

2. La nascita dello spazio aperto innanzi alla reggia nella scelta di Domenico Fontana.
La opportuna scelta di collocare il lungo prospetto principale della fabbrica vicereale rivolto non più rivolto verso la “strada Toledana”, ma verso occidente in posizione frontale all’ampio spiazzo di Santo Loise e con il lato affacciato sul mare, è certamente un’idea innovativa da ascriversi con molta probabilità proprio all’architetto di Sisto V: Domenico Fontana. Il Fontana utilizzò un’area già in mano pubblica per realizzare la nuova residenza dei vicerè, seguendo così la preesistente delimitazione del parco del Palazzo “vecchio” del Toledo e allineò “dirittamente” il lungo fronte porticato della facciata maggiore della nuova reggia al Palazzo “vecchio”, facendone demolire il torrione angolare occidentale. L’asse di simmetria del nuovo Palazzo-cortile centrale quadrangolare- ingresso principale, regolava lo spiazzo irregolare, formando un fondale architettonico di tutto rilievo ai tre edifici religiosi monastici della Croce, di San Loise e di Santo Spirito.

Napoli. Schizzo planimetrico di archivio del Largo di Palazzo e dei tre conventi religiosi (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).

Napoli. Schizzo planimetrico di archivio del Largo di Palazzo e dei tre conventi religiosi (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).


Il Largo di Palazzo e la città settecentesca

Bisogna ascrivere alla scelta progettuale del Fontana la volontà di porre il nuovo imponente prospetto porticato di 19 arcate dell’erigenda fabbrica fronteggiante il preesistente grande spazio aperto innanzi agli edifici conventuali, costituendo con la rilevante quinta urbana il nuovo polo del potere vicereale e il primo nucleo dello sviluppo della città verso occidente, essendo il nuovo Palazzo aperto da un lato verso via Toledo, e sull’altro lato affacciato sull’arsenale e sul porto.

Vorrei sottolineare la visione urbanistica complessiva insita nel progetto della nuova residenza vicereale da parte del Fontana che determina la creazione di una macchina architettonica e urbanistica che convoglia le direttrici spaziali della città preesistente e si apre con il nuovo fronte verso occidente, da un lato verso il mare e dall’altro verso la collina di Pizzofalcone; visione che certo gli viene dalla sua esperienza romana nel campo delle infrastrutture urbane.

Napoli. Particolare della pianta del duca di Noja del 1775 con il Largo di Palazzo innanzi al palazzo vicereale di Domenico Fontana (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).

Napoli. Particolare della pianta del duca di Noja del 1775 con il Largo di Palazzo innanzi al palazzo vicereale di Domenico Fontana (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).


Domenico Fontana e il progetto urbanistico per il nuovo palazzo

La situazione planimetrica del Largo dei primi anni del Seicento, a confronto con quella degli anni del Toledo, e con la successiva configurazione della fine del XVIII secolo, ben si legge nella restituzione planimetrica da noi operata con la planimetria dei due Palazzi vicereali “vecchio” e nuovo, il valore urbanistico della scelta operata dal Fontana, “ingegnere maggiore” del regno dal 1594, nel progettare la nuova reggia nel 1602, certamente l’incarico più rilevante della sua lunga operosità napoletana è evidenziato da Giulio Carlo Argan:
La costruzione dell’enorme palazzo reale dimostra come il Fontana mirasse a creare un raccordo tra lo spazio chiuso della vecchia città e lo spazio aperto della marina, che avrebbe dovuto costituire, così non soltanto lo sfondo, ma il modulo metrico dello spazio urbano“.

Piazza Plebiscito restituzione planimetrica delle fasi di costruzione della piazza (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).

Piazza Plebiscito restituzione planimetrica delle fasi di costruzione della piazza (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).


Il Largo di Palazzo area pubblica di rappresentanza

Il Palazzo vicereale del Fontana è certamente l’edificio cittadino più illustrato, nelle guide, nei dipinti e nelle raccolte d’incisioni: esso è ripreso quasi sempre frontalmente e molto spesso ne viene riportata in basso la pianta del porticato, sulla base della famosa incisione eseguita da Alessandro Baratta nel 1616 e più volte imitata.

All’indomani della realizzazione del nuovo Palazzo vicereale di Domenico Fontana l’imponenza architettonica della costruzione divenne subito un luogo di grande richiamo ed attrazione urbana. Innanzi al Palazzo si svolgevano tutte le manifestazioni pubbliche.

3. La grande area pubblica di rappresentanza: il Largo di Palazzo in età vicereale e borbonica (1602-1798).

Il Largo innanzi al grande Palazzo vicereale prese il nome di Largo di Palazzo e divenne subito un luogo di grande richiamo ed attrazione urbana. “Polo decisionale e centro della vita cortigiana”, il palazzo reale ha attirato aristocratici e nobili conferendo con la sola sua presenza un plus valore enorme alla posizione di quelle zone che pure erano molto lontane dalla culla dell’aristocrazia ancora localizzata nel centro antico.

La Fontana a tre archi e la statua del Gigante a Largo di Palazzo

Dopo la realizzazione della sede rappresentativa dell’autorità vicereale, non si pensò da parte dei vicerè che si susseguirono ad una sistemazione consona del Largo innanzi alla reggia con un progetto urbanistico unitario.

Per tutto il secolo si ebbe un continuo miglioramento dell’architettura interna della reggia e poche migliorie riguardanti l’arredo urbano fisso del Largo.
Si dedicarono invece grandi risorse economiche all’allestimento di numerosi e ricchi progetti “effimeri” di piazza, per dare al Largo una conformazione adeguata di piazza che di fatto non aveva.

Nel primo ventennio del Seicento la quinta prospettica del Largo a sud, base del triangolo a cui il Largo può essere ricondotto come forma e ove era il più forte dislivello, venne arricchita con elementi scultorei sul lato mare.

Si creò una quinta architettonica con una grandiosa Fontana a tre archi, progettata nel 1607 da Pietro Bernini e Michelangelo Naccherino: la Fontana dei Mostri Marini o dell’Immacolatella, oggi a Santa Lucia, e nel 1670, adiacente alla Fontana ad ovest fu collocato il “Gigante di Palazzo”, la grande statua con il busto di Giove, recuperato a Pozzuoli.

Entrambi gli elementi scultorei costituivano elementi visivi di chiusura del Largo dal lato sud, ed un limite forato al forte dislivello di quota, quasi a configurare una terrazza belvedere sull’ampia visione del mare, del porto ed il Vesuvio sullo sfondo.
La statua del Gigante divenne un importante punto focale della scena urbana, essendo elemento di separazione delle due alternative di discesa dal Largo verso il mare.

Iconografie urbane del Largo di Palazzo

Le vedute urbane da via Toledo, ossia da nord, raffigurano il Palazzo vicereale in fuga e sullo sfondo la rampa del Convento della Croce, il Gigante di Palazzo, la Fontana ad archi ed il Vesuvio; tra queste famosa è l’iconografia seicentesca redatta dal Vranx, oggi al Museo di San Martino.
Le vedute invece con il punto di vista da sud rappresentano il Palazzo vicereale in fuga verso l’ingresso di via Toledo, con al fondo la collina di San Martino, la Certosa ed il forte di S. Elmo e sulla sinistra le facciate dei conventi di San Luigi di Palazzo e di Santo Spirito, secondo il modello iconografico inagurato da Gaspare VanWittel alla fine del sec. XVII.
Il Largo di Palazzo permane nella configurazione seicentesca fino a tutto il periodo borbonico, ossia per più di due secoli, non essendo oggetto di alcun progetto di sistemazione complessiva fino al primo Ottocento.
La più grande area pubblica della città era il luogo privilegiato per lo svolgimento di feste, cavalcate, parate militari, celebrazioni etc .. e fu arricchito da ricche scene di apparati ed addobbi, progettati con grande magnificenza dai più noti architetti napoletani, dei quali conserviamo testimonianze di grande impegno, alcune manoscritte, altre pubblicate in volumi.

L’iconografia   seicentesca del Largo di palazzo redatta dal VRANX, oggi al  Museo di San Martino (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).

L'iconografia seicentesca del Largo di palazzo redatta dal VRANX, oggi al Museo di San Martino (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).


La veduta tipo del Largo di Palazzo

La famosa iconografia urbana di G. VAN WITTEL del Largo di Palazzo visto da sud, inizio sec. XVIII (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).

La famosa iconografia urbana di G. VAN WITTEL del Largo di Palazzo visto da sud, inizio sec. XVIII (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).


L’uso per le feste del Largo di Palazzo

Come più volte è stato rilevato è proprio tramite queste sistemazioni ed “allestimenti effimeri” che il Largo assume un’immagine unitaria e acquisisce una configurazione architettonica di piazza pubblica dalle forme regolari che nella realtà non aveva.
Questa precisa volontà di realizzare una piazza conclusa e regolare, quadrata o semicircolare, emerge da queste realizzazioni di “macchine” di festa e di architetture “effimere” da parte di famosi architetti. Celebri, e ben note, le “sistemazioni del Largo” nelle incisioni di Nicola Perrey, come quelle dei disegni degli architetti Ferdinando Sanfelice, Niccolò Tagliacozzi Canale, Francesco Maresca, spesso anche in occasione di “eventi” legati alla vita della famiglia reale.

Il Palazzo per i Ministri di Stato borbonici, opera di Francesco Sicuro può considerarsi il primo reale “embellissement” del Largo tra il 1785 e il 1792, dopo gli innumerevoli addobbi e costruzioni di apparati scenografici. Un intervento architettonico che determinò una forte trasformazione urbana, dal momento che realizza una nuova sistemazione viaria e una nuova cortina continua sul lato meridionale del Largo.

Le forti modificazioni della quinta meridionale del Largo di Palazzo e di conseguenza dello scorcio prospettico sono visibili sia dal confronto tra le vedute del Largo della fine del secolo XVIII, nelle quali ancora si individua il convento della Croce sull’altura, con quelle di pochi anni successive, nelle quali compare invece la facciata del nuovo palazzo dei Ministri borbonici; sia dalla lettura della cartografia storica tardo-settecentesca della città.

Il progetto per il Foro Gioacchino

4. Il Progetto della Gran Piazza o Foro Gioacchino o ForoMurat in età napoleonica, ossia durante il decennio francese (1805-1815)

La volontà di realizzare una grande piazza geometricamente ben definita in luogo del Largo innanzi al Palazzo reale è tra i primi obiettivi del piano di rinnovo urbano promosso nella capitale del regno da parte del governo napoleonico.

La nuova impostazione economicistica e laica necessitava di uno spazio per attività pubbliche e civili e questa idea viene messa in atto attuando un modello di trasformazione urbana ricorrente anche in altre maggiori città italiane (Milano, Torino, Roma, Firenze) sotto i Napoleonidi.

L’idea di realizzare una vera piazza pubblica nel punto più rappresentativo della città, innanzi alla reggia, è motivata da quegli stessi intendimenti urbanistici di “embellissement” che nella logica dell’illuminismo si andavano attuando a Parigi e nell’Europa napoleonica nei primi anni dell’Ottocento.

Napoli. Disegno di progetto per l’emiciclo (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).

Napoli. Disegno di progetto per l'emiciclo (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).


La doppia simmetria per la nuova piazza: la piazza a doppio fondale

L’ allineamento ad angolo retto con il Palazzo vicereale non viene negato alla fine del Settecento con la demolizione dei conventi, ma anzi viene riproposto con la costruzione del palazzo dei Ministri di Stato, poi Acton e dal 1825 Palazzo Salerno, perché abitato dal principe Leopoldo di Borbone.

Questi due allineamenti principali sono deliberatamente conservati nella strutturazione della piazza dei primi anni del decennio francese, anzi imposti come riferimento nel Bando di concorso per il progetto della Grande piazza o Foro Murat nel 1809. Il modello visuale che si impone nei primi anni dell’Ottocento viene però totalmente a ribaltare il modello sei-settecentesco ad imbuto e da una visione diagonale con il palazzo e le chiese a squadro e un punto di vista angolare che consente la migliore visione del Largo e dei diversi complessi religiosi in esso affacciantesi, si progetta una visione secondo un modello architettonico-monumentale con fondali contrapposti che si fronteggiano l’un l’altro: Porticato colonnato semicircolare e Palazzo-reggia da un fronte ed i due Palazzi gemelli dall’altro. Visione complessiva di Piazza del Plebiscito a tutt’oggi ancora leggibile in tutta la sua grandiosità architettonica, essendo stata la piazza liberata nel 1994 dall’attraversamento e dallo stazionamento delle automobili e resa totalmente ad uso pedonale per i cittadini ed i turisti ed assunta ad emblema dell’odierno rinnovo urbano di Napoli.

La pianta ricostruttiva delle fasi di trasformazione del Largo a Foro Murat

La prospettiva progettuale era la realizzazione di una piazza scenografica a doppio fondale, nell’idea di costruire un grande spazio pubblico circolare dedicato a Napoleone.

La sua realizzazione si rese attuabile con i criteri autoritari dei nuovi sistemi e metodi di intervento pubblico nel tessuto urbano. Tra questi in primis bisogna considerare i Decreti di “Soppressione dei monasteri” che mettono in atto anche a Napoli l’acquisizione al demanio pubblico di molti complessi monastici.
Attuazione operata dal “Consiglio degli Edifici civili”, che la espletò mettendo a concorso il progetto per porre a confronto ipotesi di diversi tecnici all’indomani del “Bando” stabilito con Decreto reale.
Gioacchino Murat promulgò il Decreto (28 febbraio 1809) con la effettiva messa in cantiere della nuova “Grande e pubblica piazza”: il Foro Murat oForo Gioacchino“, nell’idea di realizzare un emiciclo colonnato, quale largo anfiteatro con porticato a colonne, previa la demolizione delle fabbriche conventuali.
La Costruzione della “Gran Piazza” ebbe una lunga vicenda storica, che si può leggere nella cronologia acclusa al saggio nel libro di testo a cui rimandiamo per ulteriori approfondimenti.

Pianta ricostruttiva delle fasi di trasformazione dell’area  da Largo di Palazzo alla odierna piazza del Plebiscito (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).

Pianta ricostruttiva delle fasi di trasformazione dell'area da Largo di Palazzo alla odierna piazza del Plebiscito (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).


Il progetto “francese” di una piazza a doppio fondale: la Gran piazza o “Foro Gioacchino”

Il Decreto del Murat del 1809 prescrive l’esecuzione del precedente Decreto per la formazione della “Piazza in prospetto del palazzo reale”, con precise prescrizioni a riguardo di tutti i termini dell’operazione, previa l’ordine di demolizione dei monasteri. Già nello stesso anno iniziano i lavori di demolizione delle due chiese di San Luigi e di Santo Spirito e dei rispettivi conventi, nonché dei palazzi e semplici abitazioni intorno. Il Concorso pubblico del 1809 fu vinto dall’arch. napoletano Leopoldo Laperuta, ma l’elaborazione del progetto di massima definitivo, dopo lungo dibattito nel Consiglio cittadino, fu affidato allo stesso Laperuta e all’architetto Antonio De Simone. Il nuovo disegno urbano della grande piazza pubblica era formata da un emiciclo porticato dalla forma semicircolare spinto fin sotto la collina di Pizzofalcone, impostato sullo spazio rettangolare sul cui lato lungo prospettava la reggia e chiuso sui lati minori da due palazzi gemelli allineati su uno stesso asse, ortogonale al primo asse di simmetria generato dal Palazzo del Fontana, congiungente l’ingresso reale al nuovo edificio pubblico circolare al centro dell’emiciclo. Il grandioso portico colonnato circoscrivendo la configurazione della piazza con un semicerchio, al cui centro si apriva un edificio circolare pubblico, coperto a volta per pubbliche adunanze, doveva risolvere il problema del fondale con funzione di quinta contrapposta a quella del Palazzo reale per il nuovo Foro Gioacchino, con spazi pubblici aperti e coperti. Nel punto di incontro dell’asse diametrale orizzontale di chiusura dell’emiciclo e dell’asse di simmetria dello spazio urbano vicereale, doveva collocarsi la statua equestre di Napoleone, quale punto focale dell’intero disegno urbano.
Ai due lati, raccordati con l’emiciclo, due palazzi pubblici, costruiti in asse tra loro, determinano le due cortine edilizie laterali della parte rettangolare della nuova piazza; i due palazzi gemellari chiudevano la piazza secondo un asse di simmetria ortogonale a quello principale.

La costruzione dei due Palazzi ministeriali simmetrici

Ai due lati, raccordati con l’emiciclo, due palazzi pubblici, costruiti in asse tra loro, determinano le due cortine edilizie laterali della parte rettangolare della nuova piazza. A sud il Palazzo, già ristrutturato come sede per i Ministri di Stato, e dal nome del primo ministro Palazzo Acton; sul lato opposto a nord, fu prevista la costruzione di un edificio gemello, per la sede del Ministero degli Esteri. Il portico curvilineo dominante a monte dell’invaso, era collocato in maniera da lasciare una fascia di passaggio che consentiva la comunicazione tra le vie preesistenti e risalenti verso la collina (ove non si prevedeva alcun intervento urbanistico) fronteggiava il Palazzo, lasciando però una grande area di passaggio innanzi alla reggia, risolvendo l’esigenza di migliorarne gli accessi secondo la direttrice proveniente da Toledo e diretta verso Santa Lucia. Vale notare che se è pur vero quanto da più parti si è affermato che l’andamento ad esedra materializza quale fondale durevole soluzioni già delineate dagli apparati effimeri, in senso generale, ciò non toglie che le dimensioni dell’area libera sono con gli interventi del periodo francese di tutt’altra dimensione. Le demolizioni effettuate dell’edilizia religiosa portano infatti l’area libera della futura “Grande Piazza” a quasi triplicarsi (da circa 9000 mq a più di 23.000 mq) realizzando una nuova dimensione urbana per la piazza principale della capitale del regno.

I lavori avanzano, per tutto il 1812, secondo le linee generali del nuovo orientamento politico, in attuazione dei principi affermati dalla commissione di esperti e fissando le definizioni del progetto di massima del Laperuta, con l’elaborazione di un progetto definitivo ed esecutivo.
Nel 1813 vengono eseguite le ultime demolizioni dell’isolato trapezoidale di più abitazioni, prospettante sul Largo di palazzo e su vico Santo Spirito.

Il nuovo bando di concorso per la chiesa di San Francesco di Paola

Nel 1815 viene eseguita sia la ristrutturazione del Palazzo Acton a Palazzo dei Ministri di Stato, e in attuazione del progetto vincitore del Concorso viene costruito sul fronte opposto al primo, nel luogo ove era stato demolito l’isolato di abitazioni, il Palazzo per il Ministero degli Esteri, ad opera dello stesso arch. Leopoldo Laperuta, quale edificio gemello, nelle dimensioni e nella facciata del palazzo a sud della piazza.

Il “Gran Foro Gioacchino” al principio dell’anno 1815 era quindi non solo già ideato, ma anche in parte realizzato, secondo l’idea del Murat di una “Gran Piazza” dalla nuova configurazione planimetrica regolare dal chiaro riferimento classicistico. L’opera del “Gran Foro” non riuscì però ad essere conclusa, pur essendo in avanzata fase di costruzione.

Infatti dopo le ultime demolizioni, effettuate con rapidità, al 1815 erano quasi terminati i due edifici simmetrici ed identici, mentre era solamente disegnato nelle grandiose fondamenta (1812-13) il semicerchio dell’edificio colonnato occidentale posto ad una quota più alta.

I grafici progettuali delle fondamenta, conservati presso la Società napoletana di Storia Patria.
L’erigenda “Grande Piazza” ad emiciclo, previa la demolizione dei conventi, secondo il progetto d’epoca francese, rimane quindi testimoniata solamente da documenti di archivio: relazioni di progetto e verbali di Consiglio.
Con la restaurazione borbonica (16 settembre 1815) Ferdinando IV decise per una sospensione del programma di realizzare un Foro pubblico al Largo di Palazzo e fortemente intenzionato ad un radicale cambiamento di programma architettonico, promulgò un nuovo Bando di concorso per erigere in quella stessa area il “Foro Ferdinandeo”, con una chiesa dedicata a S. Francesco di Paola, negando quei valori di grande spazio pubblico alla piazza.

La realizzazione di piazza San Francesco di Paola

5. La piazza San Francesco di Paola realizzata con la restaurazione borbonica (1816-1846).

La sconfitta di Murat (5 maggio 1815) e il ritorno dei Borboni comportò una completa modifica degli intenti originari di costruzione della piazza innanzi alla reggia.

Nel giugno 1815 Ferdinando di Borbone sospese tutti i lavori del Foro Murat già in esecuzione e più particolarmente del colonnato marmoreo.
Il nuovo intento del sovrano borbonico era di realizzare il “Foro Ferdinandeo”, mantenendo fermo il disegno dello spazio aperto già organizzato nelle sue linee essenziali, ma mutandone gli intenti di rinnovamento, inserendo una fabbrica religiosa al centro dell’emiciclo del grande Foro. Al centro dell’erigendo spazio ad esedra, decise di realizzare al posto del grande edificio pubblico previsto dal governo francese, un tempio per San Francesco di Paola.
La decisione del Borbone previde poi di conservare le architetture dei due Palazzi gemelli, ai lati dell’esedra, mutandone però la destinazione da uso pubblico ad uso della casa reale.
Per dare seguito alle volontà del Borbone fu incaricata la Commissione del Consiglio degli Edifici Civile di prenderne atto e di enunciarne i criteri informatori in un nuovo Bando di Concorso.

Napoli. Prospetto della chiesa di San Francesco di Paola di Pietro Bianchi (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).

Napoli. Prospetto della chiesa di San Francesco di Paola di Pietro Bianchi (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).


Il Bando di Concorso pubblico

I 30 progetti presentati al Concorso e la ricca documentazione grafica, sono conservati nell’Archivio Ticinese dell’architetto Pietro Bianchi, recentemente catalogati con attenta disamina delle fasi e degli esiti del Concorso. A questi documenti si rimanda per ulteriori approfondimenti. (AA.VV. Pietro Bianchi, Napoli 2007).

Vorrei invece evidenziare che tra i principi generali imposti dal Bando di Concorso si precisava l’obbligo che la pianta del nuovo tempio non doveva oltrepassare lo spazio compreso tra la fondazione semicircolare dell’esedra, già edificata per il Foro Murat.
Si dava conferma cioè da parte del Borbone che la piazza di fatto era già perimetrata e urbanisticamente organizzata al 1815, secondo gli intendimenti francesi, con un emiciclo a chiusura della cortina occidentale dell’abitato sotto la collina di Pizzofalcone.

Lo spazio dell’esedra fronteggiava simmetricamente lo spazio rettangolare determinato dalle cortine dei Palazzi gemelli sui lati brevi e dal lungo fronte del Palazzo reale del Fontana, con il porticato chiuso restaurato dal Vanvitelli.

Napoli. Pianta della chiesa di San Francesco di Paola di Pietro Bianchi (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).

Napoli. Pianta della chiesa di San Francesco di Paola di Pietro Bianchi (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).


Il progetto per la chiesa di San Francesco di Paola

L’architetto luganese dette meno importanza al porticato mentre mise in forte risalto “l’antitempio”, con la forma di una rotonda, sulla quale si erge la cupola, ad imitazione “degli antichi”, in un nuovo rapporto tra l’edificio centrale ed il portico semicircolare, avente carattere accessorio, più basso in altezza ed a totale servizio del tempio, che doveva “signoreggiare”.
La proposta progettuale del Bianchi (presentata nell’ottobre del 1816) per la voluta enfasi riconosciuta all’edificio religioso, in opposizione al progetto Laperuta-De Simone, di un porticato colonnato continuo senza alcun elemento centrale di interruzione, pone la rotonda del tempio religioso, a dominio del fondale porticato semicircolare con la mole imponente della grande cupola e dell’alto pronao con frontone.

Alla base, lungo l’asse di chiusura dell’emiciclo, il Bianchi prevedeva la collocazione di due statue equestri, di Carlo e Ferdinando di Borbone – da affidare alla realizzazione del Canova – nei centri dei due quarti di cerchio in cui è suddiviso l’emiciclo, come ben evidenzia la famosa veduta prospettica del tempio di San Francesco di Paola, da lui stesso disegnata nel 1824.

Vorrei ancora farvi notare che il portico previsto dal Bianchi era totalmente chiuso nella parte posteriore da una serie di botteghe disposte a raggiera lungo tutto il suo sviluppo, negando qualsiasi possibilità di collegamento tra la piazza e il quartiere residenziale di Pizzofalcone alle spalle (tav.19 di progetto).
Differentemente sia il primo progetto Laperuta – De Simone, che quello del 1815, prevedevano le botteghe aperte verso il quartiere residenziale ed inoltre il primo prevedeva tra le botteghe due passaggi, nella mezzeria dei quarti del semicerchio, di collegamento tra la Piazza e le vie che salivano sulla collina di Pizzofalcone: dal lato nord alla scalinata che collegava con la via Solitaria e dal lato sud alle vie del Grottone e di Santo Spirito.

La perfetta simmetria della piazza con doppio fondale

La funzione del portico, diversamente considerata dal Luganese, determinò una forte chiusura della Grande Piazza nella chiara volontà di creare una scenografia a carattere aulico e celebrativo della nuova monarchia all’indomani della restaurazione, più che uno spazio pubblico di uso civile.

Il progetto dell’architetto Bianchi, accettato dal re, fu messo in esecuzione e realizzata la parte esterna in soli sette anni (1824), si concluse nel 1846, con la sua solenne innagurazione.

La piazza Ferdinandea, o di San Francesco di Paola, ebbe grande rilievo in città come è dimostrato dalle numerose illustrazioni incise e dipinte ad iniziare dalla posa della prima pietra alla sua definizione formale conclusiva in stampe, incisioni e fotografie, più volte pubblicate.

Lo spazio pubblico della Piazza Plebiscito con la chiesa di San Francesco di Paola al centro con portico ad emiciclo in posizione assiale contrapposta, ed elevata, con lo spazio rettangolare antistante la facciata del palazzo vicereale determina ancora oggi, una configurazione regolare chiusa con un doppia scenografia sul palazzo e sull’edificio religioso porticato.

Foto aerea zenitale di Napoli con il palazzo reale e la piazza Plebiscito (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).

Foto aerea zenitale di Napoli con il palazzo reale e la piazza Plebiscito (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).


La Piazza monumentale del Plebiscito oggi

6. La realizzazione scenografica della piazza Plebiscito a Napoli quale piazza rettangolare con esedra porticata a semicerchio.

La “perfetta simmetrizzazione” della piazza ad emiciclo, con l’asse di simmetria ortogonale alla facciata della reggia, con i Palazzi Salerno e della Prefettura è stata noi restituita nelle tavole accluse al saggio a cui rimandiamo.

La ricostruzione in scala 1:400 della piazza e delle planimetrie degli edifici cerca di individuare gli schemi progettuali, gli assi generatori, la metrologia prevalente ed i modelli di visione.
Le tre tavole del rilievo di Piazza Plebiscito, disegnate in Autocad, sono pubblicate nel saggio al quale si rimanda nel libro di testo.
Nel saggio inserito nel libro di testo su “Le piazze storiche italiane” è pubblicato il rilevo della piazza in Autocad, costruito sulla base della planimetria catastale 1:1000, e della fotogrammetria pubblicata nell’”Atlante di Napoli” in scala 1:1000, nel 1985, inserendo i rilievi degli edifici monumentali su piazza (in scala 1:200).

Napoli. Planimetria della piazza ottocentesca ad emiciclo  e delle fabbriche ivi realizzate (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).

Napoli. Planimetria della piazza ottocentesca ad emiciclo e delle fabbriche ivi realizzate (da T. Colletta, Piazza Plebiscito …, 2005).


Gli schemi, i modelli progettuali, le dimensioni della piazza del Plebiscito odierna

La linea capitale, prolungamento dell’asse del palazzo, coincide con l’asse dell’edificio porticato frontale e costituisce sia l’asse di simmetria dell’emiciclo, sia l’asse progettuale e di simmetria principale.

Sul diametro del semicerchio si impostano le due statue equestri e oltre questa linea si innestano le strade laterali, quasi a determinare una linea di chiusura tra lo spazio ad emiciclo e quello rettangolare della piazza. L’attraversamento assiale della piazza avviene ortogonalmente alla linea capitale. Questa linea può essere infatti assunta come asse di separazione tra due parti distinte, isolabili, poste anche a quote differenti, molto più elevata la prima della seconda, tra loro bilanciate che passa per il centro di vista.

L’altra linea di simmetria è a questa ortogonale e congiunge i due palazzi gemelli, non coevi, ma volutamente simmetrici, che si fronteggiano sulla piazza, sui fronti opposti a quelli dei due edifici dominanti anch’essi fronteggianti.
Si forma così lo spazio della piazza di conformazione semicircolare che si giunge a quella rettangolare, per un totale di 23.000 metri quadrati circa.

Una dimensione ragguardevole se si pensa che la Piazza Grande di Palmanova raggiunge appena i 13.000 metri quadri e molto diverse sono le dimensioni degli spazi centrali delle città dai 1400 metri quadrati di Treviso, ai 3.600 di Brescia, ai 9.500 circa della piazza maggiore di Vicenza, ai 10.000 della somma delle due piazze delle Erbe e della Frutta a Padova.

Lo schema progettuale grafico di un semicerchio e di un rettangolo sintetizza le principali relazioni progettuali inerenti la figura della piazza, composta da due parti giustapposte ed i rapporti proporzionali tra i suoi elementi principali (il rapporto tra i lati) che sono differenti tra di loro.

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

Questa Lezione è una sintesi del saggio di Teresa Colletta, "Piazza Plebiscito a Napoli" inserito nel libro di testo del Corso: "Piazze storiche dal Medioevo al Novecento", Roma 2005 a cura di E. Guidoni, al quale si rimanda per gli approfondimenti a riguardo delle immagini, delle cartografie storiche, delle cartografie ricostruttive della piazza, della Cronologia delle varie fasi di trasformazione della piazza e per la ricca Bibliografia e una documentata sezione che riguarda le Fonti di Archivio consultate.

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